Yuan e dazi, fattori chiave per il futuro dei listini asiatici

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Fattori esterni, come la guerra commerciale, continuano a dominare il sentiment quando gli investitori guardano all’Asia.

L’indebolimento dello yuan ha fatto sì che la Cina venisse additata dagli Usa come manipolatrice della valuta, allargando la spaccatura tra i due Paesi. Sta forse avvenendo un importante cambiamento di rotta rispetto alla politica della banca centrale che prevedeva una relativa stabilità dello yuan rispetto a un paniere di valute? Certamente un nuovo, ancora indefinito regime valutario, preoccuperebbe i mercati. Questo recente indebolimento dello yuan però non implica necessariamente un cambiamento del genere, anche se con il loro mancato intervento le autorità cinesi hanno permesso allo yuan di deprezzarsi in corrispondenza con l’aumento dei dazi Usa. Sembra più una mossa anti-ciclica che strutturale, in parte mirata a compensare i rischi per la crescita derivanti dalla disputa commerciale.

La Cina ha una serie di risposte politiche che potrebbero essere utilizzate per stimolare la crescita economica interna o incoraggiare le vendite internazionali. La svalutazione dello yuan ha causato molta euforia all’inizio del mese scorso. Lo yuan ha superato il livello psicologico di 7/1 rispetto al dollaro e, sebbene non sia trattato di una svalutazione formale, è indicativo della volontà della PBoC di lasciare che la valuta scenda sotto le forze del libero mercato per contribuire a mitigare l’impatto delle tariffe. La possibilità che Pechino possa utilizzare la propria valuta come un’arma per rendere più economiche le esportazioni è stata interpretata come una minaccia. Il presidente Trump ha risposto con un tweet sulla manipolazione valutaria della Cina.

Oltre all’area monetaria, ulteriori stimoli economici potrebbero essere offerti da un maggiore allentamento della politica monetaria cinese e dall’aumento della spesa fiscale, per contribuire a sostenere l’attività dei consumatori e delle imprese domestiche. Ad esempio attraverso l’iniezione di credito supplementare nel sistema bancario e la riduzione dei tassi di prestito o tagli fiscali mirati. In un recente statement della Commissione cinese per la stabilità finanziaria e lo sviluppo si è parlato dell’intenzione di rafforzare le misure anticicliche nelle politiche macroeconomiche.

Nel frattempo, la svalutazione effettivamente compensa alcuni effetti negativi dei nuovi dazi sulla crescita cinese, e dà ai policymaker cinesi maggior opzioni per il futuro per sostenere l’economia domestica se fosse necessario.

La controversia commerciale tra Stati Uniti e Cina è correttamente considerata dagli investitori come uno dei principali rischi per la crescita dei mercati emergenti. Nel peggiore dei casi, l’esito sarebbe una significativa delocalizzazione delle catene di approvvigionamento, accompagnata da costi più elevati per i consumatori: un risultato negativo per la crescita economica e gli utili aziendali, sia nelle economie emergenti sia in quelle sviluppate. Anche se è molto difficile prevedere l’andamento di una politica commerciale così volatile, secondo alcuni esperti la performance degli utili delle imprese asiatiche sta toccando il fondo e in un settore di primaria importanza, come quello tecnologico, sta completando la correzione delle scorte, mentre le valutazioni sono interessanti per gli standard globali. entrambi questi fattori possono incoraggiare gli investitori verso l’azionario asiatico.

Se da un lato vi potrebbero essere ulteriori shock e volatilità e gli investitori dovrebbero mostrare un atteggiamento cauto nel breve termine, dall’altro un sostegno efficace all’economia cinese dominante potrebbe sottolineare le prospettive di crescita a lungo termine per la regione e suggerire agli investitori di prepararsi a un interessante entry point.


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