Viaggio nel linguaggio dei bond

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I rendimenti hanno deluso le aspettative di crescita, ma le obbligazioni restano una classe di attivi fondamentale per ogni investitore che voglia costruire un portafoglio remunerativo. Per questa ragione è importante disporre di una conoscenza di base dei principali termini che dominano il segmento obbligazionario.

Quando un emittente, sia esso uno Stato o un’impresa, lancia un bond, lo fa mediante un’asta caratterizzata da particolari condizioni. Le grandi emissioni corporative, per esempio, fissano un taglio minimo di 50.000 euro, penalizzando la partecipazione dei piccoli investitori. Quando si acquista un bond al momento dell’asta lo si fa sul mercato primario. L’investitore può procedere all’acquisto di questi bond anche sul mercato secondario, dove vengono negoziati successivamente all’emissione.

Quando si acquista un bond sul mercato secondario è importante consocere il rendimento offerto e ipotizzare la potenziale evoluzione del bond. Il rendimento si muove inversamente al prezzo: se aumenta il rendimento, calerà il prezzo del bond e l’investitore andrà incontro ad una perdita se dovesse decidere di vendere il titolo.

Il prezzo di emissione, denominato anche valore nominale, rappresenta il valore del bond al momento della sua emissione. Il prezzo di rimborso è quello che il sottoscrittore riceverà al momento della scadenza naturale del titolo (nella maggior parte dei casi coincide con il valore nominale).

In generale, ogni emissione di bond prevede una cedola prestabilita. La cedola è il pagamento periodico (trimestrale, semestrale etc) che l’emittente si impegna a versare ai sottoscrittori del bond. Tuttavia, esistono anche titoli zero coupon, meno frequenti e caratterizzati generalmente da scadenze brevi. In questo caso, gli interessi vengono versati alla scadenza del titolo, contemporaneamente all’operazione di rimborso del capitale (il denaro utilizzato per acquistare il bond).

L’investitore cassettista in bond è abituato a ricevere una cedola fissa, sia dai titoli di stato che da quelli societari. Tuttavia, negli ultimi anni è cresciuta l’offerta di titoli provvisti di cedola variabile: si pensi a quelli indicizzati all’inflazione p o a quelli che prevedono un coupon calcolato in base all’euribor.

Generalmente, quando viene emesso un bond, l’emittente fissa una data di scadenza per il rimborso del capital investito.

Ad una più lunga scadenza di un bond corrosponde, in condizioni nornali, maggior rendimento, ma anche in un livello di rischio più elevato perchè, con il passare del tempo, può intervenire un cambiamento della politica monetaria o del profilo di rischio della società. Quando il rendimento dei bond a lunga scadenza è più elevato di quelli a breve scadenza, si parla di una curva dei tassi normale. Quando la curva si inverte, i tassi a lunga sono più bassi di quelli a breve, si parla di curva invertita (è accaduto di recente con il debito Greco). Infine, una terza opzione è data dalla curva appiattita, con tassi a lunga e a breve scadenza sullo stesso livello, frutto di una situazione di estrema incertezza.

Non tutti i bond appartengono alla medesima categoria. E’ importante conoscere questa distinzione perchè, in caso di default, vi è una precisa scaletta nell’ordine seguito per I rimborsi. Il debito senior ha la priorità rispetto alle altre tipologie di emissioni obbligazionarie.

Il debito subordinato offre rendimenti più elevati ma comporta maggiori rischi. In caso di difficoltà da parte dell’emittente, il rimborso di questi titoli è subordinato a quello dei titoli senior.

L’investimento in bond è un gioco inverso tra due variabili, il rendimento e la sicurezza. Quanto più sicura è una società, tanto più basso sarà l’interesse offerto dal suo debito. L’affidabilità creditizia viene misurata mediante i rating, giudizi formulati dalle agenize di rating (le tre più grandi sono Fitch, S&P e Moody’s. AAA). La tripla A rappresenta il più alto livello di affidabilità creditizia”; al di sotto del livello BBB si parla di junk bond. In base ai ratings, vengono definiti ‘High Yield’, quei bond provvisti di rendimenti elevati e scarsi livelli di sicurezza.


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