Un po’ di ossigeno per le banche italiane

Npl

Da più di un biennio gli istituti bancari italiani sono sotto la lente d’ingrandimento di Unione Europea, Bce, investitori e media per la rilevanza dei loro crediti deteriorati. I non-performing loan (Npl) sono crediti che le banche hanno concesso a imprese e famiglie che questi non sono più stati in grado di rimborsare, o che hanno subito considerevoli ritardi rispetto al piano di restituzione preventivato. L’elevato ammontare dei Npl ha portato alcune banche del nostro Paese vicino al baratro, una situazione che ha spinto il Governo a intervenire direttamente con misure ad hoc per salvarle da una situazione fattasi insostenibile. Il peggio, tuttavia, sembra essere alle spalle. E’ infatti in netto miglioramento la qualità del credito delle banche italiane, che da marzo a oggi sono state capaci di ripulire i propri bilanci da 50 miliardi di crediti deteriorati.

Almeno questa è la stima dell’agenzia di rating canadese Dbrs, secondo cui il valore attuale dei Npl è sceso del 14,3% attestandosi a quota 196 miliardi di euro. Secondo Dbrs «Lo stock dei Npl è diminuito nel secondo trimestre grazie ai più bassi flussi in entrata di crediti in bonis, ai più alti recuperi di crediti deteriorati e ai livelli crescenti degli accantonamenti in vista della vendita dei Npl». La discesa dei crediti deteriorati, secondo l’agenzia di rating canadese, si deve principalmente al nuovo quadro normativo (Legge 96 del giugno scorso) fissato dal governo.

Le principali novità introdotte riguardano un ampliamento delle possibilità operative dei veicoli di cartolarizzazione che possono concedere nuovi finanziamenti ai debitori, l’acquisizione di partecipazioni derivanti dalla conversione dei Nel  cartolarizzati e l’acquisizione e la gestione degli immobili posti a garanzia dei Nel cartolarizzati.

Secondo Dbrs, in sintesi, «Al problema dei Npl italiani è stata offerta un’àncora di salvezza con un migliore utilizzo della cartolarizzazione per rimuovere i crediti deteriorati dai bilanci degli istituti di credito». L’agenzia, inoltre, sottolinea il continuo calo dello stock di Npl delle banche italiane nel secondo trimestre dell’anno, avvenuto per l’effetto combinato dei minori flussi di crediti deteriorati in entrata e della crescita dei recuperi e degli accantonamenti.

Al tempo stesso, sembra prendere quota il ritmo delle vendite dirette. Tra marzo e luglio scorsi, infatti, rimarca Dbrs, diversi istituti sia di grande sia di medie e piccole dimensioni hanno annunciato dei significativi piani di riduzione di Npl attraverso cessioni per un totale di oltre 50 miliardi di euro, una cifra che potrebbe superare i 70 miliardi se la programmata cessione da parte di UniCredit di 17,7 miliardi di Npl andasse in porto. E’ in crescita anche il numero degli investitori che realizzano transazioni nel mercato dei Npl. Negli ultimi due anni, calcola l’agenzia di rating, ci sono stati circa 24 diversi soggetti che hanno investito nei portafogli Npl italiani. Quanto alle tipologie di transazioni, la cartolarizzazione rimane di gran lunga l’opzione preferita con il 67,3% del volume complessivo delle operazioni eseguite rispetto al 32,7% rappresentato dalle cessioni dirette.

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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