Un futuro da centenari

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Vivere fino a cent’anni? Quello che fino a qualche tempo fa sembrava un sogno irrealizzabile oggi è una possibilità considerata sempre più concreta dalla fascia più facoltosa degli investitori italiani, almeno secondo lo studio Investor Watch di Ubs, la più grande ricerca al mondo sugli High Net Worth Individuals (individui che detengono un patrimonio investibile superiore a un milione di dollari) condotta su un campione di 5.000 investitori in Germania, Hong Kong, Italia, Messico, Singapore, Svizzera, Taiwan, Stati Uniti, Regno Unito ed EAU.

Secondo il report infatti, in Italia il 66% dei 400 investitori facoltosi intervistati prevede di raggiungere l’età di cento anni. Si tratta di un dato ben più elevato rispetto all’aspettativa di vita di 80 anni della maggior parte dei Paesi sviluppati oggi, secondo solo alla Germania (78%), alla Svizzera (68%) e al Messico (67%), e addirittura oltre doppio rispetto agli Stati Uniti, dove gli investitori che pensano di diventare centenari sono solo il 30%. La fiducia per una vita così longeva è particolarmente elevata tra le donne, di cui ben il 76% crede di raggiungere questa età, e anche gli investitori più giovani sono particolarmente fiduciosi.

La fiducia nella possibilità di vivere a lungo è però accompagnata da una serie di preoccupazioni su come sostenere una vita ultracentenaria. Il timore maggiore è rappresentato dai costi sanitari, e quasi la metà degli investitori è preoccupato per un possibile aumento delle spese mediche. Questo vale in particolare tra coloro con più di 50 anni di età, che considerano i costi sanitari una delle problematiche più complesse dell’Italia, mentre il 47% ritiene che i costi aumenteranno “significativamente” in futuro. Al secondo posto tra le preoccupazioni, per il 40% degli intervistati, c’è il timore di essere costretti ad abbassare il proprio tenore di vita per conservare più a lungo il patrimonio dopo il pensionamento. Pianificare una vita fino a cento anni di età è una sfida, particolarmente in Italia. Se il 60% degli investitori facoltosi dichiara di aver già predisposto dei piani a riguardo, la maggioranza fatica a definire piani efficaci per orizzonti temporali superiori ai 10 anni. La fiducia crolla ulteriormente quando si tratta di pianificare per periodi più lunghi, specialmente per gli ultra cinquantenni.

Non sorprende che la salute sia, per gli italiani facoltosi, al contempo la priorità principale ma anche la preoccupazione più grande. Infatti, il 94% afferma che investire nella propria salute è più importante che far crescere il proprio patrimonio, percentuale questa più elevata rispetto al resto d’Europa. Allo stesso tempo, quasi l’80% teme il deterioramento della propria salute nel corso del prossimo decennio e anche in questo caso la percentuale è più alta rispetto agli altri Paesi del continente. Il dato che si può considerare più incoraggiante è che l’85% è soddisfatto del proprio stato di salute attuale, anche se questa opinione sembra essere meno condivisa nel sud del Paese. Anche la spesa per la salute è considerevole, specialmente tra i gruppi più giovani. Sono molto diffusi, oltre alle visite mediche e alle assicurazioni sanitarie, anche i servizi di natura preventiva, con una spesa importante per palestre, personal trainer, integratori e altre prodotti di “lifestyle”. Oltre un terzo dei facoltosi italiani al di sotto dei cinquant’anni spende più di 10.000 euro all’anno in questo ambito.

L’aumento dell’aspettativa di vita influisce anche sulle scelte di investimento, incoraggiando gli investitori facoltosi a modificare la composizione dei loro portafogli rispetto al passato. Se il 32% sta modificando le proprie abitudini di spesa, la strategia principale è quella di fare maggiore uso di investimenti a lungo termine, strategia su cui si sta concentrando il 39% di questa fascia di popolazione. Gli investitori italiani mostrano una mentalità più cauta per gli investimenti a lungo termine rispetto agli altri. Le obbligazioni, in particolare, sono considerate un solido investimento a lungo termine rispetto alle opinioni degli investitori del resto del mondo, mentre per il 28% degli investitori detenere liquidità, anche per 30 o più anni, è ancora la scelta preferita. E se per gli italiani la propensione a investire in azioni è ancora elevata, le loro controparti europee mostrano una maggiore fiducia nei mercati azionari. Tra i settori privilegiati dagli investitori italiani nei loro investimenti di lungo termine nell’equity, al primo posto si posiziona il comparto legato alla salute, seguito da quello dei materiali e dai beni di prima necessità. Investire nel settore energetico è considerata una buona soluzione per il lungo termine dagli investitori italiani più giovani mentre quelli più anziani credono maggiormente nei beni di prima necessità.


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