Treasury bond, quanto pesano gli investitori asiatici?

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Nella lotta per il mantenimento della leadership planetaria, gli Stati Uniti non possono dimenticare che la Cina è uno dei principali acquirenti di Treasury. Secondo i dati in possesso di Bloomberg e aggiornati al 30 settembre 2019, il debito complessivo accumulato dagli Stati Uniti è vicino ai 19.000 mld di usd (equivalenti a 17.000 mld di euro).

Il 25,7% di questo importo è nelle mani di investitori esteri, privati e istituzionali. Il 12% (vale a dire 2.000 mld di euro) è nelle mani della Federal Reserve e il restante 52,6% (9.000 mld) è posseduto da investitori privati. Per quanto riguarda la quota sottoscritta da investitori privati, Cina e Giappone sono i primi della lista.

Nel corso degli ultimi due anni, Pechino ha optato per una graduale riduzione del suo portafoglio di titoli di stato Usa. Da gennaio 2018 al 1° ottobre 2019, il gigante asiatico ha ridotto del 5,7% i suoi investimenti in Treasury portandoli a un ammontare complessivo di circa 1.000 mld di usd. In direzione opposta si è mosso il Giappone, con un incremento delle posizioni detenute in Treasury del 9,6% che ha portato l’ammontare complessivo a 1.100 mld di usd.

Il movimento ha permesso al Giappone di scavalcare la Cina nella classifica dei creditori degli Usa (passando dal terzo al secondo posto). Il primo possessore di Treasury resta la Fed con 2.000 mld di usd.
La vendita di Treasury da parte della Cina ha subito un’accelerazione negli ultimi 21 mesi, tuttavia, secondo gli esperti si tratta di un trend di medio termine che durerebbe orami da più di cinque anni e non sarebbe da collegare in via esclusiva ai contrasti commerciali con l’amministrazione a guida Trump. Alla base della riduzione degli investimenti in Treasury ci sarebbe la graduale trasformazione dell’economia cinese da export oriented a un modello più vicino a quello dei paesi industrializzati (focalizzato sui consumi domestici).

Secondo questa ipotesi, il processo di alleggerimento di Treasury da parte della Cina sarebbe nella fase embrionale ed è destinato ad accelerare nei prossimi anni con la graduale trasformazione dell’economia domestica e l’aumento di nuclei familiari che entreranno a far parte della classe media (quella in grado di supportare ed alimentare i consumi domestici).

Se le vendite di Treasury da parte della Cina dovessero subire una forte accelerazione a causa dell’intensificarsi del conflitto commerciale, il prezzo dei titoli di stato Usa potrebbe subire forti scossoni. Tuttavia, questa è un’ipotesi che non interessa a nessuno dei due contendenti. Nella peggiore delle ipotesi, gli esperti sostengono che ci sarebbero altri paesi interessati ad incrementare la propria posizione in Treasury (Regno Unito, Lussemburgo, Irlanda).

Il Regno Unito è il terzo creditore degli Usa. Nell’ultimo biennio, Londra ha incrementato del 37% il suo portafoglio di titoli di stato Usa fino ai 300 mld di euro. Il terzo creditore è il Brasile con 260 mld di euro in treasury e il quinto è l’Irlanda con 250 mld. Nessuna delle ipotesi può essere scartata a priori. Nel 2015, Pechino decise di vendere 31 mld di Treasury in soli due mesi (l’intero ammontare acquistato nei sei mesi precedenti).


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