Tassi e liquidità, i due fronti aperti per la Fed

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Il secondo ribasso dei tassi d’interesse in sei settimane trova fondamento nei rischi (tensioni commerciali con la Cina, inversione della curva dei rendimenti, una possibile Brexit senza accordo, le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente) che minacciano la continuità del più lungo ciclo di espansione per l’economia statunitense. Tra le ragioni elencate dal governatore Jerome Powell c’è anche la debolezza del dato che fotografa l’andamento dell’inflazione.

La decisione non è stata presa all’unanimità visto che i presidenti delle sedi Fed di Kansas City e di Boston hanno espresso parere contrario al taglio. Parere contrario alla riduzione dello 0,25% è stato dato anche dalla Fed di San Louis, ma solo perché propensa all’applicazione di un taglio dello 0,5%.

Le aspettative dei mercati sono state soddisfatte: previsioni di inflazione invariate e una stima di crescita migliore nel 2019 e nel 2020 sono state riconosciute dalle proiezioni economiche della Fed. L’inflazione core nel 2019 dovrebbe ancora raggiungere l’1,8%, mentre la crescita dovrebbe attestarsi intorno al 2,2%. Tuttavia, data l’importanza dei rischi esterni in questo scenario, le dot projectios sono state riviste in linea con le aspettative dei mercati. La Fed prevede che il taglio di oggi possa essere seguito da un ulteriore abbassamento dei tassi entro la fine dell’anno, se necessario. L’affermazione è stata fortemente in linea con le proiezioni economiche, evidenziando la situazione interna ancora discreta e l’esistenza di rischi esterni (le esportazioni si sono indebolite). Vale inoltre la pena sottolineare il numero crescente di dissensi tra i membri del Comitato, analogamente a quanto avvenuto nella recente riunione della BCE. Per il momento, non c’è ancora accordo sulla necessità di un ulteriore allentamento per il prossimo anno.

Nella conferenza stampa, il presidente Powell è stato più attento nella scelta delle sue parole rispetto allo scorso luglio, segnalando che la Fed guarderà alla crescita globale, agli sviluppi geopolitici e alle prospettive economiche statunitensi in materia di occupazione e stabilità dei prezzi quando prenderà la propria decisione sui prossimi passi politici.

Alla domanda se questo taglio dei tassi fosse ancora un aggiustamento di metà ciclo, non ha ripetuto il suo precedente commento, ma ha invece citato le decisioni della Fed del 1995 e del 1998 come riferimenti per tagli simili, che si sono rivelati efficaci per stabilizzare l’economia dell’epoca. Guardando al futuro, ha detto che se l’economia dovesse diminuire, agirà in modo appropriato e potrebbe essere necessaria una riduzione più ampia dei tassi. Per ora stanno prendendo decisioni riunione per riunione e continueranno a dipendere dai dati sia a livello globale che nazionale, ha detto.

Powell ha annunciato un taglio di 30 punti base alla remunerazione della liquidità depositata dagli istituti di credito presso la Fed. L’obiettivo è garantire che le banche si prestino liquidità tra di esse ed evitare le impennate dei tassi viste nelle ultime settimane.

A partire dal 19 settembre il Fomc dirigerà le negoziazioni di operazioni a mercato aperto aventi ad oggetto la liquidità. Il nuovo limite giornalieri per queste operazioni è stato fissato a 30.000 mln di usd. Si tratta di provvedimenti importanti perché era dalla crisi del 2008 che la Fed non veniva chiamata a intervenire su questo mercato con cifre così elevate. Nel mercato delle ‘repo’ gli istituti chiedono liquidità ad altre banche e si impegnano a consegnare titoli di stato come collaterale (fissando una scadenza di breve termine per il riacquisto). Si tratta di normali operazioni tra banche che dispongono di liquidità in eccesso e banche che hanno bisogno di liquidità per rispettare i requisiti legali in occasione di cambiamenti intervenuti al bilancio delle entità.


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