Sulla distanza vincono le azioni

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In questi ultimi dieci anni i mercati finanziari hanno generato elevati ritorni per chi ha investito in azioni, mentre i rendimenti sui bond si sono appiattiti su livelli molto bassi in molte aree e settori. Nel 2017 l’indice azionario globale ha premiato gli investitori con un guadagno medio del 24%, con ritorni considerevoli sia sui mercati sviluppati che sui mercati emergenti. In effetti, come emerge dall’edizione 2018 del rapporto Global Investment Returns Yearbook piubblicato dal Credit Suisse Research Institute, che ricostruisce e analizza i rendimenti e i rischi generati dagli investimenti in azioni, obbligazioni, liquidità e valute estere, in 23 paesi del mondo e tre diverse aree geografiche a partire dal 1900, l’ultimo decennio, iniziato con la crisi finanziaria globale, ha visto elevati ritorni praticamente da tutte le classi di investimento, ad eccezione della sola liquidità. Al contempo, nello stesso periodo, la volatilità è rimasta contenuta, con l’indice Vix che nello scorso mese di novembre ha addirittura toccato i minimi storici di tutti i tempi.

Cosa succederà in futuro? Nei primi mesi del 2018 abbiamo assistito ad una repentina inversione dei mercati azionari e al ritorno della a lungo dimenticata volatilità. Inoltre un importante punto di domanda riguarda il contesto di bassa inflazione che ha sostenuto in questi ultimi anni la lunga corsa mercato dei bond. Nei prossimi anni bisogna aspettarsi ritorni più modesti dagli investimenti rispetto al recente passato, come conseguenza naturale di un contesto caratterizzato da tassi di interesse reali molto bassi?
Per approfondire questo punto, la ricerca del Credit Suisse Research Institute ha analizzato l’andamento storico dei tassi di interesse reali in 23 paesi dal 1900 in poi, evidenziando come, quando i tassi reali sono bassi come adesso, i rendimenti futuri di azioni e obbligazioni tendono ad essere più contenuti rispetto ai sostanziosi guadagni ottenuti nel periodo precedente.

Elroy Dimson, Paul Marsh e Mike Staunton della London Business School, autori della ricerca, hanno anche elaborato un’analisi nella quale evidenziano come il futuro premio al rischio azionario sarà probabilmente inferiore rispetto agli ultimi 118 anni. Infatti, anche se ritengono che nei prossimi anni tra le diverse tipologie di investimenti saranno ancora le azioni a garantire i ritorni più elevati, Dimson, Marsh e Staunton prevedono un premio al rischio annualizzato dell’equity rispetto alla liquidità del 3,5%, una percentuale più bassa rispetto al 4,3% di extra rendimento medio annuo generato nei 118 anni analizzati.
A prima vista molti investitori potrebbero considerare queste previsioni come deludenti, ma in realtà è un risultato di tutto rispetto. Basti pensare agli ultimi 18 anni di storia dei mercati finanziari: l’inizio del 21° secolo ha visto due severissimi bear market, seguiti da recuperi strepitosi; tra salite e discese, dalla fine del 1999, il rendimento delle azioni globali è stato del 3,4% annuo. Ma se si fa un semplice calcolo matematico, ottenere un rendimento del 3,5% all’anno significa raddoppiare il valore dell’investimento iniziale nell’arco temporale di vent’anni. Se sarà questo il “new normal”, le opportunità per gli investitori non mancheranno.


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