Siete risparmiatori o investitori?

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Risparmiare e investire sono due cose differenti. Non provate a trasformarvi in quello che non siete mai stati. L’apparente stabilità dei listini potrebbe presto destabilizzarvi

In un contesto caratterizzato da tassi d’interesse vicini allo zero e da una remunerazione della liquidità ormai prossima allo stesso livello, sta trovando spazio un fenomeno che potrebbe avere risvolti non proprio positivi nel medio-lungo termine. In scia alla convinzione che tale periodo di assenza di remunerazione della liquidità sia destinato a protrarsi nel tempo per un periodo indefinito (ma lungo, almeno per quel che concerne l’Eurozona), stiamo gradualmente assistendo a una metamorfosi quasi forzata e inconsapevole dell’investitore tradizionale in un nuovo ‘modello d’investitore’.

In altre parole, stiamo assistendo alla trasformazione di coloro che non avrebbero mai assunto rischi nei rispettivi portafogli in soggetti disposti ad accollarsi potenziali perdite in meno che non si dica (praticamente senza che nemmeno abbiano il tempo di accorgersene). Il tutto avviene nella convinzione generalizzata che non ci siano motivi per pensare che l’attuale ciclo espansivo che stiamo vivendo, sia nel mondo delle azioni che in quello delle obbligazioni, potrebbe interrompersi bruscamente e che non ci sia una buona ragione per lasciare il denaro fermo.

E’ fuori di dubbio che la liquidità abbia sempre offerto peggiori risultati rispetto a quelli registrati dai bond e dalle azioni nel lungo termine. Dati alla mano, se guardiamo al breve termine, la distanza tra il rendimento (prossimo allo zero) offerto da un conto corrente e quello registrato dalle azioni internazionali nell’arco dell’ultimo anno è enorme. Se allunghiamo il nostro orizzonte temporale, il vantaggio offerto dall’investimento azionario diventa abissale ( l’equivalente di 5.000 euro destinati a un veicolo che segua l’indice MSCI Europe nel 1989 si sarebbero trasformati in 25.400 euro di oggi; e nell’ipotesi di reinvestimento dei dividendi distribuiti il montante avrebbe raggiunto i 63.800 euro), ma non è di questo che si sta parlando.

Nel lungo termine, l’investimento azionario ha quasi sempre rappresentato la migliore opportunità per coloro che sono dotati di un orizzonte temporale lungo e un profilo di rischio adeguato. Nulla a che vedere con quello di un investitore passato a un profilo di rischio più aggressivo che non mette in conto neppure lontanamente quello che può realmente sopportare. Il problema non deriva dall’investitore che è cosciente del rapporto rischio/rendimento che si assume ma del risparmiatore che è stato spinto (o convinto) a passare a un profilo di rischio più aggressivo.

Molti dei ‘nuovi investitori’ stanno entrando in confusione e non stanno capendo che risparmiare e investire sono due cose differenti (con ruoli sono completamente differenti –a volte opposti- all’interno di un programma di pianificazione finanziaria). Il risparmio richiede il mantenimento di risorse sotto forma completamente liquida, di facile e immediato smobilizzo, destinate a soluzione dotate del massimo livello di sicurezza. Il conto deposito al quale si destinano somme inferiori ai 100.000 euro tutelati dal fondo di garanzia interbancario e i buoni fruttiferi emessi da Cassa Depositi e Prestiti rappresentano il classico esempio di risparmio. Il risparmiatore punta in primis a preservare il capitale ed è relativamente interessato alla sua crescita.

Colui che investe lo fa esponendo il suo denaro al rischio con l’obiettivo di farlo crescere ( acquisterà azioni, bond, immobili etc). In questo caso si rinuncia alla protezione del capitale (almeno in parte) e si punta su un orizzonte temporale lungo per centrare l’obiettivo prefissato.

Il posizionamento di profili destinati al risparmio in asset allocation tipiche di figure propense all’investimento genera frustrazione e panico, con conseguenze molto negative per i patrimoni. Vi siete mai chiesti se un tranquillo possessore di buoni fruttiferi o di un conto deposito possa sopportare un drawdown del 20%? I listini azionari sono sui massimi storici e i primi a farne le spese di una correzione delle azioni saranno proprio i ‘risparmiatori trasformatisi in investitori’, che abbandoneranno il campo alla prima perdita delle Borse superiore al 10% o al 15%.

Se quest’ultima ipotesi vi toglie il sonno, non prendetevi rischi che non siete in grado di sopportare e continuate a fare i risparmiatori (puntando magari alla tutela del capitale dall’inflazione o a rendimenti reali minimi). Ricordate che la tanto declamata stabilità dei listini azionari potrebbe trasformarsi in un mostro in grado di destabilizzarvi.


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