Schiacciati dal peso del debito

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Il fardello debitorio planetario ha raggiunto i 164.000 mld di dollari, una cifra equivalente al 225% del Pil globale (dodici punti percentuali in più rispetto al 2009).

Questo trend implica due rischi importanti per l’economia globale: in primis gli elevati livelli di debito pubblico e privato potrebbero complicare la risposta dei paesi quando si materializzerà la prossima recessione; in secondo luogo, un irrigidimento delle condizioni finanziarie potrebbe, secondo il Fondo Monetario Internazionale, ridurre sensibilmente la capacità di Stati e aziende di onorare i propri impegni con i sottoscrittori di titoli. I dati raccolti ed elaborati dal FMI mostrano come la Cina sia stata, negli ultimi anni, la protagonista principale di questo boom del debito mondiale (in particolare nel settore privato).

Dei 164.000 mld di usd, il 63% appartiene al settore privato non finanziario (imprese e nuclei familiari) e il 37% al settore pubblico. I paesi industrializzati sono responsabili della creazione della maggior parte del debito mondiale, tuttavia, nell’ultimo decennio i paesi emergenti hanno prodotto la maggior parte dell’incremento del montante: la Cina ha prodotto il 43% dell’incremento del debito globale registrato a partire dal 2007.

164.000 mld di dollari e un numero enorme e rende bene l’idea dei rischi connessi alla velocità di crociera del processo di normalizzazione del costo del denaro nelle aree industrializzate del pianeta. Un’improvvisa fiammata dell’inflazione e –di conseguenza- dei tassi d’interesse, potrebbe avere ripercussioni molto pesanti sulla capacità degli emittenti di onorare gli impegni presi con i sottoscrittori. Il peso del debito è tale da aver in parte oscurato le prospettive positive delineate dal FMI per la crescita dell’economia globale (vista al 3,9% tra il 2018 e il 2019).

Le cifre diffuse dal FMI mettono in evidenza la magnitudine raggiunta dal debito in un mondo che sta ancora in parte cercando di risollevarsi dalla crisi finanziaria che ha messo in pericolo il sistema bancario mondiale e ha fatto scivolare nella recessione l’economia. I Governi hanno accelerato la spesa pubblica per supportare le economie e le banche centrali (Fed, Bce e BoJ su tutte) hanno fatto ricorso a misure non convenzionali per alleviare le condizioni creditizie. I bassi tassi d’interesse hanno supportato la spesa del settore pubblico e il consolidamento del debito privato.

L’Fmi mette in guardia dalla vulnerabilità e dai rischi che l’irrigidimento delle condizioni di finanziamento a livello globale possono creare a causa del mutamento nel sentiment degli investitori. I recenti saliscendi della volatilità sui mercati confermano la volubilità del sentiment degli investitori. I primi a soffrire potrebbero essere i paesi alle prese con debiti elevati.

Gli elevati livelli di debito possono anche ridurre la capacità dei Governi di aumentare la spesa pubblica durante le fasi recessive, proprio quando l’economia potrebbe aver più bisogno di un supporto di questo tipo. Gli esperti del FMI ricordano che la presenza di elevati livelli di debito pubblico può rappresentare un freno per la crescita economica anche in presenza di condizioni finanziarie favorevoli (cioè in presenza di tassi bassi). Per queste ragioni, il FMI crede che i paesi dovrebbero prendere misure che portino alla ricostituzione delle riserve fiscali per riuscire ad incrementare la spesa nei momenti difficili.

Molti paesi hanno livelli preoccupanti del ratio debito/Pil. Più di un terzo delle economie avanzate presentano livelli di debito/Pil superiori all’85% (dato tre volte superiore a quello registrato nel 2000). Tra le più importanti economie del pianeta, il Giappone registra il più alto livello del ratio a quota 236%, seguito dall’Italia con il 132% e dagli Stati Uniti con il 108%.

Un quinto dei paesi emergenti e di quelli a reddito medio presentano liveli di debito/Pil superiori al 70%, guidati dal Brasile con il 70,2%. Il debito pubblico cinese ha raggiunto il 47,8% nel 2017, un livello ancora relativamente basso.


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