Riuscirà la tartaruga europea a vincere la sfida globale?

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L’Europa è una regione del mondo che cresce lentamente. Molte società sono vulnerabili a un rallentamento del commercio globale e il mercato conta meno società tecnologiche in rapida crescita rispetto all’Asia o agli Stati Uniti.

Il lato positivo è che l’Europa è poco amata dagli investitori globali, il che la rende un’ottima opportunità per i gestori attivi, soprattutto perché le questioni Esg stanno diventando sempre più importanti per molte società europee. La crescita economica può essere lenta, ma i miglioramenti nell’occupazione stanno sostenendo la spesa dei consumatori e i servizi, anche se la produzione è sotto pressione. Le valutazioni dei mercati azionari sono migliori che in altre parti del mondo e un buon controllo dei costi suggerisce una crescita positiva degli utili aziendali nel 2020.

L’azionario europeo continuerà a essere influenzato principalmente dagli sviluppi globali e, nel breve termine, da quelli relativi alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, in quanto molte società europee sono investite in catene di valore globali o negli scambi commerciali con le due potenze. Le dimissioni della premier May influiscono sulla natura dell’uscita della Regno Unito dall’Ue, anche se è improbabile che il Parlamento di Londra approvi una Brexit “No Deal”, nonostante quanto affermato dai rappresentanti del Partito conservatore.

Gli investitori dovrebbero anche prepararsi alla possibilità di nuove elezioni nel Regno Unito e alla conseguente incertezza legata al loro esito. I risultati delle elezioni del Parlamento europeo riflettono una maggiore frammentazione della politica interna dell’Unione, anche se il gruppo dei partiti di centro del Parlamento europeo continuerà a mantenere la sua influenza, finendo così per guidare sia i risultati politici sia la scelta delle cariche istituzionali, come avvenuto per la presidenza della Bce.

L’azionario europeo dovrebbe scontare maggiormente la possibilità di situazioni di coda spiacevoli(es. No deal Brexit) o di altri “incidenti” legati alla politica, anche alla luce delle implicazioni negative che si rifletterebbero sui mercati di tutti i Paesi dell’Unione Europea e in generale sull’economia reale. Tale rischio, che si era molto ridotto, potrebbe infatti ritornare se la leadership del Partito Conservatore dovesse andare a Boris Johnson: il primo ministro può infatti sicuramente influenzare la direzione dei lavori del Parlamento e anche creare un pretesto per ottenere un’uscita non negoziata. Inoltre, ovviamente, il basso supporto di cui gode il Partito Conservatore può rappresentare una forte tentazione per chi vuole nuove elezioni. Tutto ciò fa pensare che il mercato inglese sia il primo a voler scontare questo rischio in maniera più severa.

Nel corso dell’estate si prospetta un’intensa e complessa attività di mercanteggiamento. Nel frattempo, i risultati delle elezioni europee hanno notevoli implicazioni per la politica nazionale, ad esempio, quali sono le prospettive sulla coalizione in Germania o sulla capacità di Macron di portare avanti le riforme in Francia.


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