Risparmiatori italiani, le priorità del 2018

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Quali sono le priorità e gli obiettivi che guideranno le scelte finanziarie dei risparmiatori per il prossimo anno? Per rispondere a queste domande Schroders ha intervistato oltre 22.000 risparmiatori in oltre 30 paesi del mondo, i cui risultati sono contenuti nel Schroders Global Investor Study 2017.

Il primo dato interessante che emerge dalla ricerca è che a livello globale sempre più persone vogliono investire in maniera consapevole: l’88% degli intervistati infatti manifesta l’esigenza di accrescere le proprie conoscenze finanziarie. In Italia questa percentuale sale al 90%, a dimostrazione che il bisogno di educazione finanziaria nel nostro Paese è particolarmente sentita.

Riguardo al reddito disponibile, la priorità dei risparmiatori di tutto il mondo per il prossimo anno è investirlo, soprattutto per farlo fruttare nel lungo periodo. Il 23% degli intervistati ha dichiarato infatti di voler acquistare azioni, obbligazioni, commodity o strumenti finanziari simili, mentre il 13% intende investire nel settore immobiliare, e il 10% di voler accantonare una parte dei risparmi in un piano pensionistico. La seconda priorità è risparmiare (per il 20% degli intervistati) o versando la liquidità su un deposito bancario (16%) o tenendola in casa (4%). Il 15% dei risparmiatori non ha invece intenzione di mettere da parte nulla, e spenderà il suo reddito disponibile per vacanze e svago, per acquistare un’auto nuova e altri beni voluttuari (11%) o per fare regali e beneficienza (4%). Ripagare un debito (incluso un mutuo) è al primo posto solo per il 9% degli intervistati globali, probabilmente a causa del basso costo del denaro.

Come si colloca l’Italia in questa classifica? Secondo la ricerca la percentuale di italiani che ha intenzione di destinare i suoi risparmi all’investimento in strumenti finanziari è la più alta d’Europa, il 26%, mentre solo il 14% intende risparmiare mantenendo la liquidità in banca o in casa.

Riguardo alle attese di ritorno dai propri investimenti la ricerca evidenzia che gli investitori a livello globale hanno aspettative eccessive: secondo il Global Investor Study i risparmiatori si aspettano nei prossimi cinque anni un rendimento medio annuo dai propri investimenti superiore al 10% (8,7% in Europa, 11,7% in Asia e 11,7% nelle Americhe). Se si pensa che negli ultimi 30 anni, tra il 1987 e il 2017, l’indice Msci World, che rappresenta l’andamento dei mercati azionari globali, ha registrato un rendimento annuo del 7,2% (con reddito reinvestito), queste previsioni appaiono a dir poco un po’ troppo ottimistiche. Da questo punto di vista i risparmiatori italiani si dimostrano i più realisti al mondo: il 38% degli intervistati si aspetta per i prossimi cinque anni un rendimento medio tra l’1% e il 4%, e il 33% del campione ha aspettative di rendimento tra il 5% e il 9%.

La ricerca di Schroders segnala anche un miglioramento a livello globale riguardo all’approccio alla tecnologia. Infatti, alle domande focalizzate sul rapporto con la tecnologia nella vita di tutti i giorni, la maggior parte degli investitori a livello globale mostra grande dimestichezza: il 76% usa spesso/sempre supporti tecnologici per gestire il proprio conto corrente, il 65% per gestire i propri investimenti, il 62% per prenotare le vacanze, il 60% per sceglierli. Gli investitori italiani segnalano risposte abbastanza in linea sul fronte della gestione del conto corrente (il 71% usa strumenti tecnologici in questo ambito spesso/sempre) e della prenotazione delle vacanze (63%). Ma quando si parla di investimenti, il campione italiano è ancora indietro rispetto ai risultati globali ed europei: solo poco più della metà dei rispondenti italiani (53%) gestisce infatti spesso/sempre i propri investimenti usando strumenti tech, rispetto al 65% globale e al 61% europeo; e solo il 50% si avvale spesso/sempre della tecnologia per scegliere dove e come investire, rispetto al 60% globale e al 55% europeo.

I risparmiatori italiani sono i più pronti a investire il loro eventuale reddito disponibile, sono i più realisti quanto ad attese di rendimento, ma nell’utilizzo delle innovazioni tecnologiche per la gestione degli investimenti c’è ancora molta strada da fare.


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