Quanto durerà il miracolo tedesco?

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La locomotiva dell’eurozona continua a macinare buoni risultati. In questi momenti c’è da chiedersi da quali variabili potrebbero arrivare pericoli non percepiti

L’economia tedesca accumula anni di crescita caratterizzata da ritmi sostenuti. Si può senza ombra di dubbio affermare che la Germania è stato uno dei pochi paesi ad essere usciti rafforzati dalla crisi e in una posizione di netto vantaggio rispetto ai partner dell’eurozona: un tasso di disoccupazione del 3,7% rispetto all’8% del 2008, un Pil pro-capite di 35.000 euro rispetto ai 32.500 del 2008 e un surplus delle partite correnti di 150 mld rispetto agli appena 25 mld del 2007.

Tuttavia, tutti i cicli –buoni o cattivi che siano- hanno un inizio e una fine. La chiusura dell’attuale ciclo virtuoso tedesco potrebbe arrivare da un surriscaldamento dell’economia, da una perdita di competitività derivante da una politica monetaria eccessivamente espansiva per un’economia che procede a tutta velocità.
Recentemente il quotidiano tedesco Handelsblatt ha svolto un’inchiesta sul tema della potenziale durata residua del ciclo virtuoso. Diversi economisti intervistati da questo quotidiano hanno espresso opinioni distinte che, tuttavia, inglobano un unico messaggio: non vi lasciate abbagliare dal miracolo economico tedesco.

Alcuni degli economisti coinvolti dall’inchiesta dell’Handelsblatt, hanno sottolineato che il boom economico tedesco porta in seno i semi di una crisi. Questo gruppo di esperti afferma che un’economia che cresce ad un ritmo sostenuto per un lungo periodo di tempo, può presentare degli squilibri importanti anche nel caso in cui i prezzi sono sotto controllo.

La politica monetaria espansiva della BCE ha abbattuto i tassi d’interesse ed ha consentito a molti modelli di business di diventare redditizi non perché particolarmente validi (ingegnosi o di grande valore) ma solo perché possono essere finanziati a costi molto bassi. In altre parole, l’adozione di tassi prossimi allo zero e di misure di politica monetaria non convenzionali ha alimentato una cattiva assegnazione delle risorse che, prima o poi, si ripercuoterà negativamente sull’economia.

Color che criticano l’adozione di queste misure e le imprese, argomentano che si sta dando per scontato che il marchio ‘Made in Germany’ continuerà a garantire il boom delle esportazioni in eterno. Questa convinzione impedisce al governo della Merkel di prendere in seria considerazione le sfide future lanciate dal progressivo invecchiamento della popolazione e dalla digitalizzazione galoppante. Al contrario, per garantire l’esistenza di settori ormai obsoleti, il governo è stato costretto ad aumentare le tasse, creare nuove norme ritenute dai più poco utili e mantenere elevati i costi dell’energia.

Negli ultimi anni, sostiene l’Handelsblatt, mentre in vari paesi dell’eurozona sono state implementate alcune riforme, in Germania è stato introdotto un salario minimo, sono stati livellati i costi tra contratti a termine e contratti a tempo indeterminato ed è cresciuto il peso della burocrazia.

Questi provvedimenti puntano a risolvere il problema della crescente disuguaglianza e hanno probabilmente contribuito a ridurne il peso, ma allo stesso tempo hanno ridotto la capacità delle imprese di reagire in caso di contrazione dell’attività economica. A questo si sommi il fatto che gli anni di forte crescita economica in Germania sono stati accompagnati da aumenti del costo del lavoro che andranno ad impattare negativamente sul sistema quando la produttività calerà fino a tassi inferiori alla crescita salariale (si ipotizza che ciò possa avvenire già a partire dal 2018).

Infine, una quota importante del credito negli ultimi anni è stata assorbita dal settore immobiliare, un segmento dell’economia domestica a scarso valore aggiunto e la cui produzione non è esportabile. La Bundesbank ha recentemente sostenuto che potrebbe esistere una piccola bolla immobiliare limitate a certe aree del paese. Gli immobili sarebbero sopravalutati tra il 15% e il 30% nelle grandi città, proprio le zone in cui i cittadini utilizzano buona parte dei propri risparmi per destinarli a questo settore. Se il mercato delle abitazioni dovesse iniziare una correzione, gli effetti sulla ricchezza delle famiglie e sul mercato del credito si farebbero sentire.


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