Quante trappole da evitare

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Quando si investono i propri risparmi, è facile compiere degli errori, e questo vale sia per i neofiti dei mercati finanziari sia per coloro che hanno accumulato anni di esperienza nell’ambito degli investimenti. E siccome gli errori comportano inevitabilmente delle perdite, bisogna fare di tutto per evitarli. Vale la pena a questo proposito ricordare una famosa frase di Warren Buffett: “La prima regola è non perdere denaro. La seconda è non scordare la prima”.

Senza avere la pretesa di elencarli tutti, cerchiamo di analizzare qualcuno degli errori più comuni che i risparmiatori compiono in fase di investimento.

Mai mettere tutte le uova in un solo cestino. Il primo errore è la mancata o scorretta diversificazione. La diversificazione è un elemento fondamentale per controllare il rischio del portafoglio, ma va gestito in modo appropriato. Non è necessario avere un portafoglio con un numero molto elevato di strumenti, la vera diversificazione aggiunge valore solo se si utilizzano asset che abbiano una bassa correlazione, se non una correlazione inversa, tra di loro: in un portafoglio decorrelato i vari strumenti si muovono in modo indipendente generando rendimenti diversi, e questo consente di abbassarne la volatilità e quindi ridurre il rischio.

In linea generale, un portafoglio ben diversificato dovrebbe prevedere una combinazione di azioni, obbligazioni, materie prime (in particolare l’oro) e liquidità, con pesi differenti a seconda del proprio profilo di rischio.

Non focalizzarsi su singoli titoli. Numerosi studi concordano sul fatto che i ritorni di un portafoglio d’investimento sono da attribuirsi almeno per il 90% all’asset allocation, ovvero come vengono distribuite le risorse tra le diverse categorie di investimenti, azionaria, obbligazionaria, ecc., seguendo la regola della diversificazione appena esposta. Sorprendentemente invece molti investitori concentrano la maggior parte dei loro sforzi nello stock picking (la selezione di singoli titoli all’interno di una determinata asset class), spendendo tempo ed energia nel prendere decisioni che in realtà spostano di poco la performance complessiva dei loro investimenti.

Attenzione alla liquidità. Questo è un fattore che viene spesso ignorato dai risparmiatori quando acquistano uno strumento finanziario. Un investimento si può definire liquido quando può essere immediatamente convertito in denaro, al contrario un investimento è illiquido quando è difficile da vendere. Esempi di investimenti liquidi sono i titoli di Stato delle maggiori economie sviluppate, come i Treasury Usa e il Bund tedesco, o i titoli a larga capitalizzazione quotate in Borsa. All’opposto, gli investimenti illiquidi possono essere azioni di piccole società, obbligazioni non quotate, e in generale la maggior parte dei valori immobiliari. La ragione per cui bisogna prestare attenzione alla liquidità (e quindi alla liquidabilità) di un investimento è molto semplice: per una corretta gestione del rischio è fondamentale poter uscire da una posizione per contenere le perdite; se un titolo ha una liquidità non adeguata e non si riesce quindi a venderlo si può restare imprigionati in un investimento non redditizio che penalizza il portafoglio con perdite che possono raggiungere livelli insostenibili.

Non acquistare prodotti che non si capiscono. Ci sono tipologie di strumenti finanziari che sono estremamente complesse e sono quindi adatte solo a investitori molto esperti con un alto livello di competenza in materia. Se non si comprendono appieno le caratteristiche di un investimento, non è possibile valutarne i rischi connessi, quindi meglio starne alla larga. Anche qui può essere utile seguire un’altra regola d’oro dell’oracolo di Omaha: “Non compro mai un titolo che non sono sicuro di capire”. E se lo dice lui…


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