Prima la sicurezza, poi la performance

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La maggior parte degli investitori italiani si sente finanziariamente tranquilla e anche sufficientemente incoraggiata ad assumere ulteriori rischi di investimento, grazie agli alti guadagni dei mercati azionari. I massimi storici del mercato e la calma dell’ultimo anno, tuttavia, non riescono a placare del tutto il timore di subire perdite di portafoglio. Sono questi alcuni dei dati che emergono dall’ottava edizione del Global Individual Investor Survey, il sondaggio realizzato tra febbraio e marzo da Natixis Global Asset Management tra 8.300 investitori privati (400 in Italia) con un patrimonio netto investibile di circa 100 mila dollari di 26 paesi.

Meno della metà (37%) degli investitori a livello globale mostra totale fiducia in sé nel prendere decisioni di investimento e, sebbene la maggioranza ammetta di aver bisogno di aiuto, sono incerti su chi affidarsi. È interessante notare come un elevato numero di investitori italiani (94%) dichiara di avere nel complesso fiducia nei propri consulenti finanziari e che seguirebbe l’attuale professionista qualora dovesse spostarsi in un’altra società (59%).

Gli investitori italiani affermano di privilegiare la sicurezza del proprio patrimonio piuttosto che la performance (79%), mostrando una crescente fiducia negli investimenti di lungo termine. Tuttavia non vogliono rinunciare ai guadagni: essi dichiarano infatti di aver bisogno di un rendimento annuo reale medio (sopra l’inflazione) dell’8,2%. “Sebbene questo riveli vi siano alcune incongruenze nella costruzione dei portafogli che devono ancora essere affrontate, fattori quali gli investimenti a lungo termine e una consulenza affidabile sono sempre più apprezzati dagli investitori italiani. È un passo importante per ottenere risultati a lungo termine, superando le pressioni di mercato di breve termine”, commenta Antonio Bottillo, managing director di Natixis Global Asset Management Italy.

Tra le sfide da affrontare, gli investitori italiani indicano la gestione del rischio e la necessità di ottenere rendimenti al di fuori dei mercati tradizionali, con il 66% (contro il 59% a livello globale) degli intervistati che ritiene fondamentale investire in strategie alternative per ridurre il rischio di investimento.

Tuttavia, vi è un po’ di confusione su questo tipo di strategie, a dimostrazione che l’industria del risparmio gestito non è stata in grado di illustrarle al meglio. Se il 62% degli investitori italiani sostiene che i propri consulenti finanziari abbiano parlato loro di investimenti alternativi, la stessa percentuale crede che questi siano più rischiosi rispetto alle asset class tradizionali (il 66% a livello globale) e il 58% pensa che gli investimenti alternativi siano troppo complicati per investirvi (rispetto al 60% a livello globale).

Entrando nel dettaglio dei cambiamenti che si sono registrati nella costruzione del portafoglio, l’indagine mostra un crescente interesse nei confronti dei fattori Esg. Un elevato numero di investitori infatti vede un legame tra gli investimenti e i loro ideali. L’81% degli italiani desidera che i propri investimenti rifletta determinati valori personali mentre il 79% sostiene l’importanza di investire in società che siano gestite in modo etico e il 77% ritiene rilevante sapere che il proprio investimento sia legato alla sostenibilità.

In generale, gli investitori continuano a provare nei confronti dell’industria del risparmio gestito sentimenti contrastanti, esprimendo un certo scetticismo sulla capacità dei gestori di aiutarli a raggiungere i propri obiettivi finanziari. Solo il 54% ritiene che i gestori offrano un buon rapporto qualità/prezzo e crede di aver bisogno di maggiori garanzie sul fatto che gli asset manager operino nel loro miglior interesse. Il 59% ritiene anche che queste società preferiscano ottenere risultati di breve termine indipendentemente dagli obiettivi di lungo termine degli investitori e solo il 50% crede che le società non siano all’avanguardia per poter superare i limiti dei loro prodotti. Questo scetticismo è riconducibile ai closet trackers, ovvero quelle società che applicano commissioni sulla gestione attiva, ma offrono un basso rapporto qualità/prezzo e rendimenti legati ai benchmark che potrebbero essere ottenuti ugualmnete con fondi passivi che hanno basse commissioni di gestione. Il 65% degli investitori italiani si aspetta che i fondi comuni acquistati abbia un portafoglio titoli che sia differente dal mercato. I gestori che perdono di vista questo importante obiettivo riducono la fiducia degli investitori sull’industria, tanto che il 68% crede che diversi gestori attivi richiedano fee elevate a fronte di performance che non si discostano dai benchmark.

“L’industria del risparmio gestito deve mantenere le proprie promesse ogni giorno. Per noi questo significa essere un gestore attivo a livello globale. Porre al primo posto gli interessi degli investitori, comprendere le loro sfide e i loro obiettivi e assicurarsi di offrire loro soluzioni di investimento attive adatte alle loro specifiche esigenze sono ciò per cui operiamo”, commenta Bottillo.

I risultati dell’Individual Investor Survey di Natixis mostrano come vi sia l’opportunità per i consulenti finanziari di aiutare gli investitori a fare maggiore chiarezza in termini di decisioni di investimento. Se in generale gli investitori italiani hanno fiducia nei loro consulenti, vi sono tuttavia una serie di servizi sui quali vorrebbero ricevere un maggior supporto. In particolare, vorrebbero che i propri consulenti li aiutassero a meglio comprendere i rischi (64%), li consigliassero in termini di pianificazione fiscale (40%) e offrissero loro investimenti che riflettessero i propri valori personali (28%).

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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