Mps, facciamo chiarezza

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La lunga telenovela che ha tenuto in apprensione milioni di investitori italiani è giunta al termine. Il Monte dei Paschi di Siena, passato dalle montagne russe in borsa, dalle dimissioni forzate o meno di qualche membro del consiglio di amministrazione, da molteplici piani di salvataggio finiti nel cestino, sembra riuscito a trovare la chiave di Volta per la sua messa in sicurezza e, forse, per il suo rilancio. Ovviamente grazie all’aiuto dello Stato. A tal proposito Banca d’Italia ha risposto alle principali domande formulate dai media, dagli operatori e da altri osservatori sulla ricapitalizzazione precauzionale di Mps.

Perché si è deciso di salvare Mps con soldi pubblici?

L’intervento dello Stato nel capitale di una banca è consentito, nell’attuale quadro normativo, per evitare o per porre rimedio a una grave perturbazione dell’economia e per preservare la stabilità finanziaria. Esso può essere richiesto da una banca che, in relazione a una prova di stress basata su uno scenario avverso condotta a livello nazionale, dell’Ue o del meccanismo di vigilanza unico, ha esigenza di rafforzare il proprio patrimonio. Mps costituisce il quarto gruppo bancario italiano ed è attivo sull’intero territorio nazionale, con una significativa quota di mercato in termini sia di numero di filiali, sia di prestiti alla clientela. L’istituto è altresì classificato fra le istituzioni a rilevanza sistemica nazionale. Data l’impossibilità per Mps di conseguire per altra via il necessario rafforzamento patrimoniale, in assenza di un intervento pubblico precauzionale rilevanti sarebbero stati i riflessi negativi sulla banca e pesanti le ripercussioni sulla stabilità finanziaria e sull’economia italiana.

Quale ruolo ha avuto il fondo Atlante (lo strumento nato per sostenere le banche italiane nelle proprie operazioni di ricapitalizzazione)?

Quaestio Capital Management Sgr, per conto del fondo Atlante II, è intervenuto nel finanziamento dell’operazione di cartolarizzazione finalizzata alla cessione del portafoglio di sofferenze presenti nel bilancio di Mps al 31 dicembre 2016 (circa 26 miliardi in termini lordi) a un prezzo pari al 21% del valore lordo contabile (circa 5,5 miliardi), determinato anche a seguito di due diligence. La perdita derivante dalla differenza tra il prezzo di cessione e il valore netto contabile, pari a 3,9 miliardi, è stata contabilizzata dalla banca nella semestrale al 30 giugno 2017, mentre è prevista la cancellazione del portafoglio di sofferenze dal bilancio del gruppo entro giugno 2018, una volta completate le diverse fasi dell’operazione. In tale ambito, Quaestio si è impegnata, per conto di Atlante II, a sottoscrivere a condizioni di mercato l’intero ammontare di titoli mezzanine e junior della cartolarizzazione, per un importo complessivo di circa 1,6 miliardi (al netto della quota del 5% che Mps è tenuta a trattenere in base alle norme di vigilanza). Tale intervento ha consentito alla Commissione europea di approvare l’operazione in un contesto di maggiore certezza e ha pertanto contribuito a garantire la fattibilità della complessiva operazione.

Che cosa succederà alla banca ora che lo Stato italiano ne ha assunto il controllo?

Mps continua a operare in autonomia nel mercato bancario. Si è tra l’altro impegnato ad attuare un piano di ristrutturazione che, per consentire il ritorno alla redditività e alla competitività, prevede: il miglioramento del profilo di rischio (ad esempio l’impegno alla cessione del portafoglio di sofferenze, il rafforzamento delle politiche di gestione dei rischi, vincoli all’attività di finanza proprietaria); la riduzione dei costi operativi (anche in termini di numero di filiali e di dipendenti); la cessione di attivi non strategici; limiti alle remunerazioni dei vertici. Al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che opera per conto dell’azionista di maggioranza, spetta la scelta degli organi di vertice della banca.

A quanto ammonta l’intervento dello Stato?

L’intervento pubblico potrà arrivare a un importo di 5,4 miliardi. Nel determinare l’importo massimo compatibile con la disciplina europea in materia di aiuti di Stato, la Commissione Europea ha infatti sottratto dal fabbisogno patrimoniale emerso nello scenario avverso dello stress test (quantificato dalla Bce in 8,8 miliardi) le perdite d’esercizio contabilizzate dal gruppo successivamente alla data di riferimento dello stress test e fino al 31 marzo 2017, pari a 3,2 miliardi per il 2016 e 169 milioni per il primo trimestre 2017. Di tale importo massimo, 3,9 miliardi sono destinati all’aumento di capitale della banca e fino a 1,5 miliardi sono riservati al ristoro degli investitori al dettaglio che detengono le passività subordinate della banca oggetto di conversione in azioni nell’ambito del burden sharing (la condivisione dei costi per la ricapitalizzazione precauzionale), come previsto dal Decreto. Complessivamente lo Stato acquisirà una quota del capitale della banca che, dall’attuale 52%, potrà salire fino a circa il 70%; l’ammontare esatto potrà essere determinato solo all’esito della transazione prevista dall’articolo 19 del Decreto, in base alla quale gli investitori al dettaglio interessati dal burden sharing potranno accogliere o meno la proposta di scambiare le azioni che hanno ricevuto a seguito della conversione con obbligazioni ordinarie emesse dalla banca. La ricapitalizzazione precauzionale, che include anche il contributo degli strumenti patrimoniali convertiti (burden sharing), consentirà alla banca di innalzare i coefficienti patrimoniali su livelli in linea con quelli dei principali concorrenti; di liberarsi, anche grazie all’intervento del fondo Atlante, dell’intero portafoglio di sofferenze; di aumentare i tassi di copertura sul resto delle esposizioni deteriorate. Il completamento del piano di ristrutturazione consentirà di accrescere significativamente l’efficienza, la produttività e la redditività della banca.

Che cosa succede ai detentori di obbligazioni ordinarie e ai depositanti a seguito della ricapitalizzazione precauzionale?

I rapporti contrattuali degli obbligazionisti ordinari e dei depositanti non subiscono alcuna variazione. Gli obbligazionisti ordinari riceveranno il pagamento degli interessi e il rimborso del capitale; i depositanti potranno continuare a utilizzare i propri conti correnti. Tutto funzionerà con le stesse modalità e alle stesse condizioni in vigore prima della ricapitalizzazione precauzionale.

Che cosa succede agli azionisti e ai detentori di crediti subordinati?

Gli Stati membri possono intervenire a sostegno delle banche che presentano esigenze di rafforzamento patrimoniale solo a condizione che ad azionisti e creditori subordinati sia stato imposto il burden sharing. Nel caso di Mps gli azionisti hanno visto ridursi in misura significativa la loro quota di partecipazione per effetto del complessivo rafforzamento patrimoniale (conversione dei titoli subordinati in azioni e aumento di capitale sottoscritto dal Mef) e dei prezzi di conversione e sottoscrizione determinati secondo le modalità previste dal Decreto; i possessori di strumenti subordinati hanno ricevuto, a fronte del loro credito, azioni della banca; il numero di azioni che ciascuno di essi ha ricevuto è stato determinato secondo le modalità fissate dal Decreto.

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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