Mifid, la strada verso la trasparenza dei costi è ancora lunga

Il 75% della documentazione relativa alla consulenza in materia di investimenti e alla gestione di portafogli non riporta la totalità delle informazioni raccomandate dalla disciplina MiFID II

Moneyfarm ha realizzato in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano, una analisi comparata sull’informativa sui costi e sugli oneri connessi secondo la direttiva MIFIDII prodotta da 20 fra i più importanti intermediari finanziari operanti in Italia, focalizzati su una clientela retail e ‘mass affluent’ – relativamente ai servizi di consulenza in materia di investimenti – di seguito anche “consulenza finanziaria” o “consulenza” – (offerto da tutte le case) e di gestione di portafogli – di seguito anche “gestione patrimoniale” (offerto da 16 su 20).

Considerando che alla data del 30 giugno la maggior parte degli intermediari non avevano ancora provveduto alla rendicontazione “ex-post”, questa prima parte della ricerca è quindi focalizzata sulla analisi delle informative “ex-ante” fornite dal campione. La raccolta, condotta da febbraio a luglio 2019, è stata effettuata direttamente sulla rete Internet oppure attraverso richieste di contatto, senza menzionare la finalità (simulando quindi l’approccio di un normale investitore, per non condizionarne l’esito). Come previsto da MiFID II, l’informativa ex ante dovrebbe essere consegnata prima della stipula del contratto di intermediazione, in tempo utile e completa. In tal senso si è esplicitamente espressa Consob in data 28 febbraio 2019, attraverso il Richiamo di attenzione n.2/2019.

Nell’analisi sono stati utilizzati i seguenti parametri di valutazione:
-la disponibilità dell’informativa ex-ante sul web, a disposizione di tutti;
-la modalità di somministrazione dell’informativa a seguito del contatto da parte del potenziale cliente (cartacea, digitale, verbale);
-il formato della documentazione (su carta intestata ufficiale o no);
-il contenuto di merito delle informazioni rispetto ai costi, considerato sotto cinque aspetti: (1) l’esplicitazione delle spese ‘una tantum’, (2) delle ‘spese correnti’, (3) dei ‘costi per le operazioni’, (4), delle spese per i ‘servizi accessori’ e (5) dei ‘costi accessori’ (commissioni di performance);
-l’illustrazione degli effetti cumulativi dei costi e degli oneri sulla redditività dell’investimento (Articolo 50 par. 10 del Regolamento Delegato UE 2017/565) ad esempio attraverso simulazioni e ipotesi di scenario;
-l’indicazione dei costi non solo in percentuale ma anche in valore assoluto (Articolo 50 par. 2) sempre attraverso simulazioni e ipotesi di scenario.

I risultati relativi all’analisi dell’informativa ex ante sono significativi.
Il 75% della documentazione relativa alla consulenza in materia di investimenti e alla gestione di portafogli non riporta la totalità delle informazioni raccomandate dalla disciplina MiFID II;
In circa l’80% dei casi analizzati non si riscontra trasparenza dell’effetto cumulativo dei costi sulla redditività dell’investimento;
I costi vengono esplicitati in valori assoluto nel 45% dei casi per la consulenza e solo nel 19% per la gestione di portafogli;
Nel 60% delle richieste relative alla consulenza finanziaria la documentazione è stata consegnata solo in forma verbale, senza supporto documentale nonostante sia stato richiesto esplicitamente, mentre tale percentuale scende al 31% per la gestione patrimoniale;
L’informativa è spesso carente rispetto ai costi per operazioni, alle spese per i servizi accessori e ai costi accessori. Le spese correnti e le spese una tantum sono più frequentemente dettagliati;
Nella maggior parte dei casi è stato necessario recarsi direttamente presso le filiali per ottenere dai consulenti le informazioni relative ai costi applicati ai servizi offerti;

Nonostante sia obbligo di legge fornire al cliente i costi prima di stipulare il contratto, è emersa una certa difficoltà nell’ottenerli e nell’interpretarli per via di una presentazione spesso verbale e generica.
Dall’analisi emerge che, per quanto riguarda l’Italia, a più di un anno dall’entrata in vigore della direttiva, il primo passo, quello che riguarda la trasparenza delle informazioni a tutela dell’investitore, sembra non essere ancora stato completamente fatto. I risultati della prima parte del lavoro sulle informative ex- ante, fanno emergere un quadro migliorabile.


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