Mercati, maneggiare con cura

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Andrea Baron, managing director di Mfs Investment Management, spiega la view della sua società per il 2018 e chiarisce che in questa fase sono più adatte le strategie d’investimento che mirano alla preservazione del capitale. «Per quanto riguarda i rendimenti attesi, sul lato azionario dobbiamo iniziare a ragionare in un’ottica più conservativa, riducendo i rischi di portafoglio, puntando sui gestori attivi ed evitando le strategie più rischiose che in passato hanno premiato molto gli investitori».

Mfs ha una grande expertise sul mercato Usa. Quali sono le vostre indicazioni di massima?

Riteniamo che a livello globale sia corretto muoversi con una certa cautela. Focalizzandoci sull’equity statunitense, già dallo scorso anno, ad esempio, nelle nostre view periodiche abbiamo sottolineato che non crediamo a una nuova accelerazione dell’economia Usa in seguito alla vittoria di Trump, ma pensiamo piuttosto che sia molto più importante iniziare a preservare i guadagni realizzati in questi ultimi anni. Benché non ci attendiamo una crisi come quella del 2008, non riteniamo improbabile uno storno del 20-30% dai picchi del mercato, in linea, è bene ricordarlo, con le discese medie degli ultimi 100 anni.

Qual è, invece, la vostra view sul mercato obbligazionario?

In linea di massima non siamo così negativi come altri player: i tassi sono in aumento in molto paesi, ma le banche centrali ci stanno accompagnando lungo questo percorso e non ci aspettiamo delle grosse sorprese. In tal senso, prevediamo che la Fed attuerà tre o quattro rialzi di tassi, mentre in Europa il problema è il tapering. Non sappiamo se dovremo realmente affrontare questo scenario, ma aumentare troppo i tassi, specie in questa fase, rischia di veicolare il messaggio sbagliato. In ogni caso, riteniamo che l’investitore non debba temere un crash nel mercato del reddito fisso. Crediamo, tuttavia, che in questa asset class sia ancora più importante che in passato diversificare il proprio portafoglio a livello globale. Al tempo stesso riteniamo di fondamentale importanza essere attivi, in primis, nell’allocazione tra i settori, poi nel posizionamento sulla curva dei tassi e, infine, a livello di portafoglio, non discostandoci troppo dal benchmark: siamo, infatti, tra gli asset manager che pensano a uno scenario “lower for longer”, quindi tassi bassi per un lungo periodo. Crediamo che in futuro la crescita economica sarà ancora più debole della media degli ultimi 10 anni. Vediamo infatti la produttività che continua a diminuire mentre contestualmente l’indebitamento sia pubblico sia privato resta su livelli rilevanti. Detto questo, riteniamo che in questo scenario sarà difficile vedere crescere sensibilmente i tassi. L’altro tema in cui crediamo molto è la gestione attiva: già lo scorso anno i nostri portfolio manager che hanno adottato questa strategia sono stati capaci di realizzare ottimi ritorni.

Quali sono le vostre aspettative per il mercato europeo?

L’Europa approfitta sicuramente della crescita sincronizzata a livello globale: partita dagli Usa, la risalita ha in seguito interessato il Vecchio continente e i paesi emergenti, in fase di decisa ripresa. Crediamo che ci sia ancora del margine per approfittare di questa crescita, anche se a livelli più contenuti rispetto al passato. Il consiglio è non focalizzarsi su un solo paese, ma diversificare i propri rischi, anche perché le valutazioni sono abbastanza ricche in quasi tutte le economie e in tutti i settori. Per quanto riguarda i rendimenti attesi, sul lato azionario dobbiamo iniziare a ragionare in un’ottica più conservativa, riducendo i rischi di portafoglio, puntando sui gestori attivi ed evitando le strategie più rischiose che in passato hanno premiato molto gli investitori. Va da sé che nell’attuale scenario Mfs ritiene più adatte le strategie d’investimento che mirano alla preservazione del capitale.

 

 

 

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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