Lungimiranza norvegese

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Attualmente quello norvegese è il più grande fondo sovrano del mondo con un patrimonio che ha superato i 1.000 mld di euro. Se teniamo conto che la popolazione del paese scandinavo è di appena 5.3 mln di abitanti, il patrimonio del veicolo garantisce ad ogni cittadino un tesoretto di circa 200.000 euro per le diverse forme assistenziali.

La decisione di creare un veicolo che si occupasse della gestione degli introiti derivanti dalle vendite di greggio, maturò negli anni settanta dopo la forte volatilità sperimentata dalle quotazioni del greggio in seguito alla crisi del 1973. I politici norvegesi cominciarono a discutere sull’opportunità di dare vita a un fondo che aiutasse il paese a centrare due obiettivi: il primo, di breve termine, consisteva nel far fronte alla volatilità dei prezzi del mercato delle materie prime; il secondo, di lungo termine e ben più ampia portata, utilizzare la ricchezza offerta dai giacimenti per creare un tesoretto che potesse supportare il welfare dei cittadini anche quando le riserve si esauriranno.

Durante la prima fase di vita del veicolo, gli investimenti si limitavano all’acquisto di titoli del debito pubblico. Fino al 2008, il peso dei titoli di stato fu superiore a quello delle azioni all’interno del portafoglio del fondo. Dopo il default di Lehman Brothers e la crisi che ne scaturì, i gestori decisero di non chiudersi nei confini domestici e aprirsi alle opportunità offerte dagli investimenti internazionali. Attualmente quasi il 70% del patrimonio è destinato alle azioni e si calcola che il fondo controlli l’1,5% della totalità delle società quotate in tutti i listini del pianeta. Il fondo detiene azioni di 9.158 società in 77 paesi.

A prima vista si potrebbe pensare che il risultato raggiunto dal veicolo è scontato, frutto della panacea derivante dagli introiti legati alle esportazioni di petrolio e gas. Tuttavia, la gestione delle risorse finanziarie non è sempre un compito semplice (domandatelo ai venezuelani) e i norvegesi hanno saputo gestire questa fortuna con trasparenza e lungimiranza.

Uno dei protagonisti del successo del veicolo è Yngve Slyngstad, amministratore delegato di Norges Bank Investment Management, l’entità controllata dal Ministero delle Finanze norvegese che si occupa della gestione del patrimonio del fondo. Il manager, dopo undici anni alla guida del veicolo, ha deciso di lasciare l’incarico dopo aver raggiunto il prestigioso traguardo dei mille miliardi di asset under management.

Sotto la sua guida, il fondo ha ottenuto un rendimento medio annuo dell’8%. La performance medio annua conseguita nel corso dell’intera vita del prodotto è stata del 5,9%. Questi rendimenti e la ‘magia’ dell’interesse composto, dovrebbero far riflettere gli investitori sui risultati che è possibile ottenere grazie a una strategia d’investimento solida e caratterizzata da un orizzonte temporale molto lungo. Solo un terzo dell’attuale patrimonio del fondo è imputabile agli introiti dell’export di commodities, i restanti due terzi provengono dalla rivalutazione degli investimenti e dalla forza della divisa domestica. Vale a dire che i gestori hanno saputo generare ricchezza per 600 mld di euro nei 23 anni di vita del veicolo.


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