L’industria del risparmio ha bisogno di più trasparenza

business (26)

I risultati evidenziano in modo chiaro che l’industria del risparmio italiano ha ancora molta strada da fare per quanto riguarda la trasparenza nei confronti degli investitori finali.

Esaminare la qualità delle informative ex post a consuntivo dell’anno 2018, inviate dai principali intermediari finanziari a milioni di investitori retail italiani. Questo il principale obiettivo della seconda parte della ricerca commissionata da Moneyfarm alla School of Management del Politecnico di Milano.

Alcune interessanti evidenze emerse della ricerca sono:
La maggior parte degli intermediari non è riuscita a recepire in toto le indicazioni di ESMA e delle associazioni di categoria; molti documenti risultano ancora poco chiari e leggibili.
Nessun intermediario si è distinto per tempestività nell’invio dell’informativa ai propri clienti, nonostante la raccomandazione di ESMA fosse quella di provvedere “il prima possibile”.
Solo il 28% dei documenti riporta informazioni focalizzate esclusivamente sui costi, come prescritto dalla normativa; nel 72% dei casi le informazioni sono diluite in rendiconti più lunghi (in media di circa 15 pagine)
Solo il 44% dei rendiconti contiene la parola “costi” o “oneri” nell’intestazione; il 56% di questi non è stato quindi chiamato con il proprio nome. ll 94% degli intermediari utilizza termini di non immediata comprensione (come “inducements” o “incentivi”) per comunicare i “pagamenti ricevuti da terze parti”.

L’analisi è stata condotta sulla base di tre distinti livelli di valutazione su adempimenti relativi a:

1. Requisiti obbligatori minimi imposti dalla normativa primaria (Direttiva MiFID II) e dai regolamenti attuativi di secondo livello. Il rispetto di questi delinea lo sforzo minimo che gli intermediari sono chiamati a compiere per poter essere ritenuti adempienti rispetto agli obblighi di trasparenza nei confronti degli investitori.
Solo 5 intermediari su 18 hanno rispettato integralmente tutti i requisiti minimi imposti dalla normativa.

2. Indicazioni ESMA contenute nel documento di Q&A (pubblicate fra ottobre 2016 e maggio 2019 anche nell’ambito del dialogo avviato con gli operatori del mercato) e, a titolo di best practice, le Linee Guida pubblicate da Ascofind nel documento “Informazioni sui costi e oneri”. Tramite questi orientamenti (seppur non obbligatori) è possibile individuare le più virtuose prassi di mercato che gli operatori dovrebbero adottare per perseguire al meglio l’obiettivo della normativa: agire nell’interesse del cliente, mettendo a disposizione informazioni chiare, corrette e non fuorvianti per indirizzarlo in un investimento consapevole.
Nessun intermediario è riuscito a seguire tutte le raccomandazioni indicate nelle Q&A dell’ESMA e dalle associazioni di categoria.

3. Alcuni parametri qualitativi addizionali individuati dagli autori della ricerca come rilevanti rispetto all’obiettivo di massimizzare la trasparenza e la chiarezza delle informazioni fornite (i.e. metriche per analizzare la leggibilità e la comprensione del documento). Si valutano qui alcune caratteristiche dei rendiconti che, al di là degli obblighi di legge e delle raccomandazioni di ESMA e delle associazioni di categoria, possono sicuramente avere un ulteriore impatto positivo sull’efficacia comunicativa auspicata dal legislatore.

In Italia i costi associati alle gestioni finanziarie sono tra i più alti al mondo. Secondo la “Global Investor Experience Study: Fees and Expenses” di Morningstar, che ha confrontato l’incidenza dei costi dei fondi di investimento aperti che gravano sui clienti retail in 26 nazioni, l’Italia è fanalino di coda insieme a Taiwan; e anche rispetto ad altri paesi Europei, si posiziona molto male. Indagare sulle motivazioni di questo “spread” sfavorevole per i piccoli risparmiatori del nostro Paese esula dalla ricerca, tuttavia il fenomeno mette in evidenza la necessità di rendere maggiormente trasparenti le informazioni sui costi complessivi, che gravano sui rendimenti dei risparmi degli italiani sotto consulenza o sotto gestione.


TOP