L’effetto Trump sta favorendo alcuni insospettabili paesi

Michele-Quinto-Franklin Templeton

Con Michele Quinto, ‎‎co-branch manager, retail sales director di Franklin Templeton Italy, abbiamo analizzato le prospettive e le opportunità del comparto obbligazionario in vista di un eventuale rialzo dei tassi. Ma non solo. Sono presenti, specie nel mondo emergente, diversi emittenti che vantano buoni fondamentali e valutazioni a sconto attraenti. Sempre alto l’appeal del multi-asset.

In uno scenario caratterizzato da molte variabili (Usa ai massimi, presidenza Trump, elezioni in Europa) nel quale la parte obbligazionaria sembrava aver perso gran parte del proprio appeal, quali strumenti d’investimento avete calibrato per andare incontro esigenze di sicurezza e di ricerca di performance degli investitori italiani?   

Ci sono due trend che stiamo cavalcando nel 2017 e il primo è legato proprio al mondo obbligazionario. Un paio d’anni fa all’interno della nostra gamma delle gestioni total return abbiamo preparato, specie per i prodotti più conosciuti, i portafogli per un eventuale rialzo dei tassi. Quindi i nostri gestori hanno anticipato il trend e grazie al nostro posizionamento e a un’altra serie di esposizioni legate alla crescita dei tassi siamo stati capaci di estrarre valore. Abbiamo costruito, in sintesi, una serie di portafogli obbligazionari che hanno una duration negativa rispetto ai Treasury e considerando che la curva dei rendimenti ha iniziato a salire, siamo stati in grado di prendere profitto dalle nostre posizioni. Inoltre abbiamo dei portafogli che sono particolarmente esposti contro l’euro e lo yen, (grazie a delle posizioni short) e negli ultimi mesi questa scelta si è rivelata vincente. Allargando il focus, i nostri portafogli hanno un’esposizione su tutto l’universo delle obbligazioni emergenti, una scelta che ci consente di avere rendimenti reali positivi. Selezioniamo in particolare quei paesi che sono stati particolarmente penalizzati dai timori sulle politiche che il presidente Usa intende varare. Da quando Trump si è affacciato sul mercato, infatti, si sono scatenate tutta una serie di congetture che hanno penalizzato in particolare il Messico, la Malesia e il Brasile, solo per citare alcune nazioni. C’è insomma un’intera categoria di emerging che vantano buoni fondamentali, o valutazioni a sconto, che riteniamo particolarmente attraenti. Il secondo tema che stiamo cavalcando negli altri portafogli, che consideriamo prudenti, è quello dei fondi multi-asset. Ci stiamo muovendo su questo fronte con grande attenzione a causa di una serie di temi (l’incertezza politica, le riforme di Trump) che generano incertezza e per questo motivo siamo neutrali sul mercato perché stiamo cercando di intercettare soprattutto i risk premia sui quali stiamo lavorando moltissimo. La maggior parte dei nostri portafogli adotta, infatti, strategie particolari (relative value, market neutral), grazie alle quali cerchiamo di catturare l’alpha delle esposizioni, posizionandoci lunghi su una asset class e corti sull’altra, ricercando costantemente valore e non aggiungendo, allo stesso tempo, alcun rischio ai portafogli. La maggior parte dei portafogli che noi definiamo diversified, lavorano su queste strategie. Tendenzialmente si tratta di portafogli prudenti nei quali cerchiamo di prendere rendimento da questo fattore di alpha in più. Esiste poi un altro tema che riteniamo molto interessante: le strategie alternative. Su questo argomento, purtroppo, si è generato un po’ di caos poiché a torto, in molti casi, queste sono state confuse con le strategie long/short e market/neutral e se osserviamo i risultati dell’ultimo anno in effetti, per una serie di motivi, entrambe non sono andate molto bene. Per questo motivo nel mondo degli alternativi abbiamo adottato un approccio un po’ più conservativo. Ci siamo detti: «il mondo alternativo è un insieme molto ampio e non possiamo limitarci a scegliere una strategia e proporla sic et simpliciter a qualsiasi consulente finanziario senza avere la certezza che sia in grado di usarla al meglio». Per questo motivo preferiamo prenderci la responsabilità della costruzione dei portafogli e quindi abbiamo dato vita a un approccio multi-strategico, dove man mano andiamo a selezionare le strategie più appropriate nel particolare ciclo economico che stiamo attraversando. L’anno scorso, infatti, con il nostro prodotto Franklin K2 Alternative Strategies Fund avevano una preponderanza del relative value rispetto ad altre strategie. Questa scelta ci ha premiato, anche nell’attuale fase di bassa volatilità, non particolarmente adatta, dunque, alle strategie alternative. C’è in ogni caso un elemento interessante da sottolineare nel mercato degli alternative: le correlazioni implicite dei mercati stanno scendendo e questo fattore, a tendere, potrebbe far tornare in auge le strategie long/short, event driven e così via. Noi siamo entrati nel mercato con due prodotti nuovi sempre nel mondo degli alternative, dove accanto al multistrategy abbiamo aggiunto dei single strategies e questo è molto importante per chi vuole fare obbligazionario, perché adottiamo anche una strategia che si chiama long-short credit. Si tratta di un portafoglio che ha fatto benissimo in America e ora lo abbiamo trasferito nella nostra Sicav in Italia.

Quali sono le strategie del team di Franklin Templeton in italia?

La parola d’ordine è evoluzione. Proseguiremo, in pratica, il percorso che abbiamo già disegnato e che stiamo implementando da ormai un paio di anni. La nostra futura crescita si fonderà fondamentalmente su tre elementi. Il primo è rafforzare la partnership con alcuni distributori: mentre prima abbiamo ampliato quanto più possibile gli accordi in un modo orizzontale, adesso invece si tratta di andare un po’ più in verticale per approfondire la partnership con alcuni di questi. Con cinque o sei grandi distributori, infatti, punteremo a rafforzare queste partnership, anche con il lancio di progetti condivisi. Sempre in questo ambito, c’è poi il tema di Mifid II, che richiede una maggiore vicinanza tra la distribuzione e la produzione e dunque ci stiamo preparando all’introduzione della normativa europea per non farci trovare impreparati. Per quanto riguarda la crescita in Italia e, in particolare, del team dei sales, se al momento riteniamo di non dover allargare il numero dei colleghi focalizzati sul canale retail, poiché la presenza ci sembra adeguata rispetto al mercato, saremo invece impegnati ad ampliare il canale istituzionale/wholesale. Il terzo tema, infine, è la formazione. Siamo impegnati da due anni in investimenti formativi e lungo questa linea abbiamo lanciato dei moduli certificati Efpa e stiamo ampliando la quantità e la qualità di questi eventi che abbiamo valorizzato rafforzando alcune partnership con degli enti accademici. Ultimo ma non ultimo, c’è un progetto europeo che si chiama “Franklin Templeton Academy” che abbraccerà anche il canale italiano e influenzerà le nostre strategie con i distributori. La formazione diventerà sempre più un elemento importante con la Mifid II e noi pensiamo di essere ben posizionati su questo fronte.

 

 

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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