Le tante facce degli ‘emergenti’

map-2153535_1280

L’universo dei mercati emergenti è diventato sempre più variegato e lontano dal quadro uniforme di alcuni decenni fa. La Tailandia non accusa danni dalle turbolenze degli Em. La crisi del 1997 sembra un lontano ricordo. Il Sudafrica è entrato in recessione.

La Tailandia, la culla della crisi finanziaria asiatica che ha scosso i mercati emergenti due decenni addietro, si è trasformata in un rifugio dalle turbolenze che coinvolgono questo folto gruppo di paesi. Il comportamento della divisa tailandese sembra dimostrare che i paesi dotati di buoni fondamentali economici possono reggere anche nelle fasi caratterizzati da rivalutazioni del dollaro e da incrementi del costo del denaro da parte della Fed. Nell’ultimo mese, a dispetto di quanto accaduto in modo particolare alle valute di Turchia e Argentina, il bath si è ben comportato nei confronti delle valute forti.

La disponibilità di riserve di divise estere e l’elevato surplus delle partite correnti, uniti al livello d’inflazione simile a quello registrato nei paesi industrializzati, ha ammortizzato gli influssi negativi arrivati dall’universo dei paesi emergenti. Il tasso d’interesse ufficiale fissato dalla Banca centrale è dell’1,5%, un livello che mette le autorità monetarie locali nella disponibilità di ampi margini di manovra nel caso in cui un’ondata di vendite dovesse improvvisamente abbattersi sul bath. Se le condizioni di mercato lo richiederanno, la Banca centrale tailandese potrebbe portare il tasso di riferimento dall’1,5% all’1,75% entro la fine dell’anno.

La divisa locale si è rafforzata dell’1,6% nell’ultimo mese, nel mezzo di una tempesta che ha scosso intensamente il peso argentino e la lira turca, pilotandole verso livelli minimi. Il rendimento dei titoli di stato decennali è salito di 43 punti base fino al 2,77%, sensibilmente meno di quanto sono cresciuti quelli emessi da India e Indonesia. I bond tailandesi hanno calamitato più di 5.600 mln di usd di domanda proveniete dagli investitori esteri nei primi otto mesi dell’anno.

Il Sudafrica, il paese più industrializzato dell’Africa, è scivolato in una recessione tecnica dopo che il suo Pil ha registrato due trimestri consecutivi al ribasso. La variazione negativa dello 0,7% accusata dal Pil nel secondo trimestre del 2018 rispetto ai primi tre mesi dell’anno, ha fatto seguito alla contrazione del 2,6% su base annua accumulata nel primo trimestre dell’anno.

La divisa domestica, il rand sudafricano, ha reagito con pesanti perdite, che hanno superato il 3% nel cross con il biglietto verde statunitense. Nel cambio con la divisa unica europea la svalutazione è stata del 2,9%. Dall’inizio dell’anno l’arretramento della divisa sidafricana ha raggiunto il 15% rispetto all’euro, un trend che, nel panorama delle valute dei paesi emergenti, è peggiore solo di quello fatto segnare dal real brasiliano, dalla lira turca e dal peso argentino, valute alle prese con i distinti problemi che si stanno manifestando nei paesi di riferimento.

La contrazione del Pil sudafricano si verifica in un periodo in cui il presidente, Cyril Ramaphosa, che ha assunto l’incarico all’inizio dell’anno, è impegnato nella realizzazione di riforme sociali delicate (come il piano che intende consegnare terreni a contadini neri dopo quasi 30 dalla fine dell’apatheid). Il presidente sudafricano sta cercando di far passare queste riforme con l’introduzione di misure tese ad attrarre nuovi investimenti esteri per un ammontare prossimo ai 100 mld di usd.

Il paese fa parte dei Brics (Brasile, Rusia, India, Cina e Sudafrica), considerate dalla maggior parte degli esperti come le cinque economie emergenti più importanti del pianeta. Gli investitori che hanno destinato parte delle loro risorse a questi paesi stanno facendo i conti con l’effetto negativo delle svalutazioni sul valore dei propri investimenti. Tra i cinquecento fondi comuni d’investimento dotati degli Aum più rilevanti, il rendimento da inizio anno dei 102 strumenti denominati in euro ma focalizzati sulle divise locali, registra una perdita media del 6,6%. All’interno di questo nutrito gruppo di prodotti, l’ammontare di risorse destinate al mercato sudafricano è pari a 34 mld di euro.


TOP