Le sfide per i pensionati italiani

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Migliorano la qualità della vita e il benessere finanziario dei pensionati italiani, ma invecchiamento della popolazione, pressione fiscale e debito pubblico rimangono le grandi sfide del futuro. Sono alcune delle evidenze che emergono dal Global Retirement Index 2019 di Natixis Investment Managers, uno studio annuale elaborato dalla società francese di asset management, che confronta le best practice delle politiche pubbliche pensionistiche di 44 Paesi.

Lanciato nel 2013, il Global Retirement Index assegna un punteggio generale ai paesi nelle aree di sostenibilità del sistema pensionistico, basato su quattro sottoindici, corrispondenti ai diversi fattori di benessere che impattano sulla vita dei pensionati: il benessere materiale, il benessere finanziario, la salute, e, da ultimo, la qualità della vita.

Classifica 2019, Islanda, Svizzera e Norvegia ai primi posti

Al primo posto nella classifica della settima edizione del Global Retirement Index si posiziona l’Islanda, che spodesta così la Svizzera, che deve accontentarsi del secondo posto. Al terzo posto si conferma la Norvegia. Al quarto si piazza l’Irlanda, che prosegue la sua ascesa dopo essere stata al 7° posto nel 2018, al 14° posto nel 2017 e al 16° posto nel 2016. Tra i paesi del nord Europa, tra le prime dieci figurano anche Svezia (al sesto posto, in calo di una posizione rispetto allo scorso anno) e Danimarca (al settimo posto). Il Canada guadagna una posizione, piazzandosi all’ottavo posto, seguita dall’Australia. A chiudere la Top Ten il Lussemburgo, che per la prima volta si piazza nelle prime dieci posizioni, confermando il punteggio più alto nell’ambito delle sottoindice della salute (91).

Islanda, Svizzera e Norvegia salgono sul podio grazie alla spinta dei sottoindici legati alla salute e alla qualità della vita. Inoltre, l’Islanda conquista la vetta grazie all’indice del benessere materiale, che raggiunge quota 91%, il più altro tra tutti i 44 Paesi coinvolti nell’indagine. L’Irlanda, invece, continua la sua ascesa grazie al miglioramento del punteggio ottenuto dal sottoindice della salute (pari all’87%, passando dal 19° al 9° posto) e confermando l’elevato livello della qualità della vita, con il sottoindice relativo pari all’83%.

Rispetto all’edizione 2018 del Global Retirement Index, escono dalla top ten i Paesi Bassi, che scendono dal 10° al 13° posto, mentre la Germania si conferma al 13° posto, dopo avere militato negli anni precedenti nelle prime posizioni.

La situazione italiana

Rispetto al 2018 l’Italia perde una posizione, scendendo dal 29° al 30° posto superata dal Portogallo, anche se conferma il punteggio complessivo dei due anni precedenti (63%). Scendendo nel dettaglio delle singole aree, migliora il sottoindice sulla qualità della vita, che passa dal 70% al 73%, consentendo all’Italia di guadagnare due posizioni nella classifica di settore (dal 26° al 24° posto), così come il benessere finanziario in pensione, che segna un lieve progresso, dal 52% al 53%. Il sottoindice sul benessere materiale è stabile al 51%.

Al contrario, cala il sottoindice sulla salute, dall’83% al 81%. Si tratta dell’unica area nella quale l’Italia registra un risultato peggiore rispetto allo scorso anno e dove emergono dati contrastanti: a un miglioramento del punteggio della spesa pro-capite corrisponde infatti un peggioramento delle aspettative di vita e delle spese per assicurazioni sanitarie.

«Nonostante le buone notizie relative al miglioramento della qualità della vita» ha dichiarato Antonio Bottillo, Country Head ed Executive Managing Director per l’Italia di Natixis Investment Managers «i nodi da sciogliere per l’Italia sono ancora molti, tra cui l’invecchiamento della popolazione, debito pubblico e pressione fiscale». Secondo Bottillo «è necessario che tra politici, fondi pensione, lavoratori e industria finanziaria ci sia una maggiore condivisione del duplice obiettivo di soddisfare le esigenze della popolazione in età pensionabile e preservare la sicurezza pensionistica dei pensionati del domani, all’insegna di un costante dialogo tra tutte le parti».


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