Le insidie dei Treasury a lunga scadenza

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Nelle ultime settimane il Tesoro statunitense ha manifestato la volontà di sondare la possibilità di emettere obbligazioni caratterizzate da scadenze molto lunghe (dai 50 ai 100 anni)

Steve Mnuchin, segretario del Tesoro Usa, ha sostenuto che si sta prendendo in considerazione l’ipotesi di offrire ai potenziali sottoscrittori dei bond aventi scadenze comprese tra i 50 e i 100 anni. Mnuchin ha sottolineato che il trend al ribasso dei rendimenti dei Treasury Note e dei Treasury bond innescato dalle attese per ulteriori tagli dei tassi ufficiali da parte della Federal Reserve, potrebbe contribuire a creare le condizioni favorevoli all’emissione di bond extra lunghi.

La compressione dei rendimenti è alla base delle intenzioni manifestate dal Tesoro Usa per rivedere la propria politica di emissioni. Alcuni analisti sostengono che in questo modo gli Stati Uniti potrebbero soddisfare parte delle proprie esigenze di finanziamento a costi particolarmente contenuti e per un periodo di tempo molto lungo. Tuttavia, Wall Street non ha mai accolto con successo queste operazioni e tra i pochi investitori potenzialmente interessato alla sottoscrizione dei nuovi bond potrebbero esserci i fondi pensione (veicoli che hanno la necessità di realizzare rendimenti costanti nel tempo per poter erogare trattamenti previdenziali ai propri iscritti).

Dal punto di vista dell’emittente si tratta di una soluzione geniale perché consente di finanziarsi a costi molto contenuti per lunghi periodi di tempo. Per il potenziale sottoscrittore di queste emissioni, si tratta di assumersi un rischio che non sembra essere adeguatamente ricompensato dagli attuali tassi d’interesse. Tra i rischi impliciti nei bond a lunghissima scadenza c’è quello dei flussi e reflussi della domanda nel corso dei cicli economici. Nell’ipotesi di un rallentamento dell’economia statunitense, la domanda di nuove emissioni potrebbe subire contraccolpi tali da alimentare un aumento dei rendimenti che sarebbe in grado di affossare le quotazioni dei bond a lunga scadenza.

In tutti i casi, l’ipotesi ventilata dal Tesoro Usa rappresenterebbe un cambio storico nella strategia adottata per finanziarsi sui mercati internazionali. Fino a questo momento, gli Usa non avevano manifestato l’intenzione di procedere in tal senso anche se negli ultimi anni sono stati emessi bond a lunghissima scadenza da parte di numerosi paesi industrializzati ed emergenti (Belgio, Francia, Regno Unito, Austria e Messico).

Le intenzioni del Tesoro Usa rappresentano una conferma del trend in corso, che vede Stati alle prese con una gestione ottimale dei costi di finanziamento in un momento storico molto favorevole all’indebitamento a lungo termine. Al contrario, la situazione appare molto delicata e rischiosa per gli investitori, alle prese con rendimenti obbligazionari sempre più risicati e tentati dalla sottoscrizione di bond molto rischiosi per ottenere cedole appena soddisfacenti. Nel caso delle emissioni a lungo termine Usa, i rischi per un investitore europeo sono direttamente legati alle oscillazioni del cambio euro/dollaro e al calo del prezzo dei bond nell’ipotesi di un rialzo dei tassi d’interesse.


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