Le banche centrali hanno le armi spuntate

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L’inchiesta mensile realizzata da Bank of America Merril Lynch su un panel di 183 gestori di fondi comuni d’investimento di ogni parte del pianeta, riflette in toto il panico che si è impossessato dei mercati finanziari nelle ultime settimane. Le interviste che hanno concorso alla realizzazione dell’inchiesta sono state realizzate tra il 6 e il 12 marzo.

Sottopeso per le azioni

Nell’attuale contesto di mercato, la maggior parte del panel ha dichiarato di aver ridotto l’esposizione azionaria al ritmo mensile più sostenuto da molti anni a questa parte. Il livello di liquidità si è impennato all’interno dei portafogli (è stato il quarto maggiore di sempre da quando l’inchiesta viene realizzata). Titoli bancari, equity emergente e azioni dell’eurozona, sono state le più penalizzate dalla riduzione del peso delle azioni in portafoglio. Utilities e titoli healthcare sono stati i principali beneficiari della rotazione di portafoglio avvenuta all’interno della componente azionaria.

I timori per la tenuta delle aziende

L’inchiesta riflette come una delle principali preoccupazioni espresse dagli esperti riguarda la possibilità che si verifichi un’ondata di fallimenti societari a causa di livelli di indebitamento insostenibili nel medio termine se gli utili caleranno in maniera corposa.
La politica fiscale viene chiamata a fare molto più di quello che ha finora prodotto per fronteggiare l’arretramento della crescita. I pacchetti di aiuto a imprese e cittadini che sono stati messi a punto dai Governi dei paesi più colpiti dall’epidemia, possono essere considerati un buon punto di partenza.

Il ruolo dei Governi

I Governi nazionali sono chiamati ad assumere il peso più rilevante nel compito di trovare soluzioni concrete al rilancio della ripresa economica. I gestori interpellati hanno mostrato una preoccupazione crescente per la graduale perdita di efficacia degli strumenti di politica monetaria utilizzati nell’ultimo decennio dalle principali banche centrali. I timori per l’inefficacia della politica monetaria sono balzati al secondo posto (subito dietro a quelli per l’incertezza dettata dai tempi di superamento della crisi sanitaria) della graduatoria delle variabili che alimentano le preoccupazioni per il futuro (a febbraio non era tra le principali preoccupazioni e le incertezze si concentravano sull’esito delle prossime elezioni presidenziali Usa e sui rischi legati alle valutazioni eccessive raggiunte da alcuni segmenti obbligazionari).

L’impatto sulla crescita

L’arrivo del Coronavirus è stato talmente violento da aver provocato un crollo delle stime di crescita mai visto in così poco tempo. Il 64% dei gestori crede che nei prossimi dodici mesi gli utili aziendali saranno inferiori a quelli attuali. Il crollo degli utili registrato a marzo è simile a quello visto in occasione della crisi del 2008. Tuttavia, le stime a dodici mesi sono meno negative di quelle raccolte in occasione delle crisi del 2000 e del 2008. In altre parole, molti esperti sono convinti che se ci libereremo dalla morsa


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