La lezione dei tulipani

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Uno dei temi che occupano negli ultimi mesi le prime pagine dei giornali finanziari è quello delle cosiddette “criptovalute”, a partire dai Bitcoin, che negli ultimi tre anni hanno registrato una rivalutazione del 1800% e le cui quotazioni da gennaio 2017 sono sestuplicate, passando da 1.000 a quasi 6.000 dollari. Secondo la CNBC, il prezzo di un singolo bitcoin “è aumentato al ritmo più rapido di qualunque altro strumento speculativo nella storia dei mercati, mentre l’entusiasmo degli investitori verso questo strumento sta raggiungendo il parossismo”.
Sull’argomento è intervenuto recentemente anche Jamie Dimon, chief executive officer di JP Morgan Chase, il quale durante un incontro con gli investitori tenutosi a New York ha affermato che se nella società da lui guidata ci fossero trader che scambiano Bitcoin li licenzierebbe in tronco per la loro stupidità, e ha definito la criptovaluta “una truffa” che finirà male, una bolla peggiore di quella dei tulipani.

Le bolle, inevitabilmente seguite dai crolli, sono eventi che si sono verificati spesso nel corso della storia. Possiamo ricordare la bolla dei mercati azionari che precedette la Grande Depressione del ’29, quella delle dot.com all’inizio degli anni 2000, e da ultimo la bolla del mercato immobiliare che innescò la crisi finanziaria del 2008. Ma il primo vero grande caso di bolla speculativa documentato nella storia del capitalismo moderno fu la bolla sui prezzi dei bulbi dei tulipani, definita anche “Tulipomania”, scoppiata nei Paesi Bassi nel XVII secolo.

Il tulipano, uno dei simboli nazionali dei Paesi Bassi, è originario dei massicci montuosi del Pamir e del Tan Shan, in Asia Centrale, e venne introdotto nel paese alla fine del XVI secolo dai mercanti dell’Impero Ottomano. Divenne presto una merce di lusso e uno status symbol, in un periodo storico nel quale i Paesi Bassi, divenuti da poco indipendenti dal dominio spagnolo, si stavano trasformando in uno dei centri commerciali più ricchi e importanti d’Europa. Durante questa “Epoca d’oro” si arricchirono non solo gli aristocratici, ma anche i mercanti della classe borghese, gli artigiani e i commercianti, con il risultato che una fascia molto più ampia di popolazione rispetto agli altri paesi europei aveva la possibilità di spendere denaro in merci di lusso.

L’interesse per i tulipani, circoscritto inizialmente nell’ambito ristretto dei botanici, tra i quali si scatenò la competizione a coltivare nuove specie ibride sempre più belle e più rare, si allargò presto ai ricchi mercanti e nacque un vero e proprio commercio non solo dei fiori, ma anche dei bulbi e dei semi. Così i Paesi Bassi, che possedevano già al tempo delle vere e proprie Borse per il trading (l’Amsterdam Stock Exchange venne inaugurato nel 1602, e il Baltic Grain Trade, una sorta di mercato informale dei futures, era attivo da alcuni decenni) erano pronti per un nuovo commercio: era nata la Tulipomania.

Negli anni ’20 del Seicento i prezzi erano già saliti a livelli stratosferici: esemplare il caso di un lussuoso stabile nel centro di Amsterdam offerto in cambio di dieci bulbi della varietà più pregiata di tulipano striato, il Semper Augustus. Se può sembrare folle che una casa valesse come una manciata di bulbi di tulipano, l’episodio è ancora più incredibile se si pensa che l’offerta venne rifiutata. I prezzi dei bulbi continuarono a salire senza sosta negli anni successivi, e il culmine di bolla si raggiunse nel 1637 con la famosa asta di Akmaar, nella quale vennero venduti centinaia di lotti di bulbi per un ammontare di 90.000 fiorini, l’equivalente di circa 5 milioni di euro: tradotto, il prezzo di un singolo bulbo corrispondeva al reddito di un anno e mezzo di lavoro di un muratore medio dell’epoca.

Più rapida la salita, più rovinosa la discesa: il finale di questa storia non è una sorpresa. Quando la bolla scoppiò, molte persone finirono sul lastrico, mentre anche i più fortunati che riuscirono a uscire da questa follia collettiva prima che i prezzi crollassero, subirono le conseguenze della crisi economica seguita al crack. L’effetto fu che nei decenni successivi gli olandesi divennero piuttosto riluttanti nei confronti degli investimenti speculativi.
La ragione principale per cui dovremmo ricordare la bolla dei tulipani è per impedire che eventi del genere si ripetano, ma non sembra che abbiamo imparato la lezione. E per citare una famosa frase di Edmund Burke, “Coloro che non conoscono la storia sono condannati a ripeterla”.


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