La forza del dollaro schiaccia l’oro

 

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Dispute commerciali tra grandi potenze, volatilità sui mercati finanziari, possibilità che il ciclo di crescita stia giungendo alla sua fine naturale, crisi degli emergenti. L’insieme di questi fattori dovrebbe aver già prodotto una spinta al rialzo sul prezzo dell’asset considerato rifugio per antonomasia: l’oro. E invece dall’inizio dell’anno, la quotazione del metallo giallo accumula una caduta di quasi il 10%. Rispetto ai massimi toccati nel 2011, il prezzo attuale è collassato del 34%.

L’oncia di oro viene negoziata a circa 1.200 usd, molto lontano dai 1.800 dollari che arrivò a superare nel 2011, nei momenti più critici della crisi del debito nell’eurozona. Il numero di acquirenti di oro ha registrato a settembre una contrazione del 13,9%. A dieci anni dallo scoppio della crisi legata ai muti subprime, l’oro sembra aver perso la funzione di asset rifugio che si era guadagnata in passato.

Tra i fattori che rendono meno appetibile il metallo giallo troviamo in prima linea la forza del biglietto verde. Durante le fasi di rafforzamento del dollaro, anche se la quotazione dell’oncia resta stabile, il prezzo di acquisto per un potenziale acquirente che operi partendo da una divisa diversa dall’usd risulta più alto.

Se analizziamo la curva dei rendimenti dei Treasury bond, è possibile notare che l’oro si comporta bene quando tale curva mostra un’inversione caratterizzata da un rendimento del titolo di stato a due anni superiore a quello offerto dal Treasury con scadenza decennale. L’inversione della curva dei rendimenti viene storicamente considerata come il miglior indicatore dell’avvio di una fase di recessione per l’economia Usa (è accaduto nel 2000 e nel 2007). Fino a questo momento, la curva dei rendimenti Usa si è apiattita e presenta un andamento costante negli ultimi mesi.

Un’altra causa della debolezza dell’oro è la presenza di tassi obbligazionari reali (scontati dell’inflazione) in crescita. Nelle fasi in cui gli investitori più prudenti riscono a ottenere rendimenti reali positivi dall’investimento in bond, l’appeal dell’oro tende a scemare. Il metallo giallo non eroga cedole come i bond, dividendi come le azioni o canoni di locazione come gli immobili. L’unica speranza di guadagnare con l’oro è verder lievitare il suo prezzo.

L’economia Usa cresce con forza e alimenta le aspetattive sugli utili e i dividendi delle aziende. Questo trend, a sua volta, può determinare tassi d’interesse più elevati e un dollaro in rafforzamento. L’insieme di queste forze gioca contro l’oro, anche in presenza di uno scenario in cui i rischi geo-politici dovrebbero favorirne l’ascesa delle quotazioni.

La quotazione dell’oncia è scesa sotto i 1.180 usd dopo che la Fed ha annunciato il terzo rialzo del costo del denaro nel 2018. Le proiezioni messe a punto dalla Fed indicano un altro rialzo entro la fine dell’anno e ulteriori tre rialzi nel 2019. Se le stime saranno rispettate, i tassi nominali negli Usa si porterebbero al 3,4% (con un’inflazione che si mantiene nei pressi del 2%). I tassi reali conseguibili da un investimento in Treasury sarebbero dell’1,4%, un valore che li rende particolarmente appetibili agli occhi degli investitori internazionali. Come sperimentato nel 2004 e nel 2006, durante le fasi di politica monetaria restrittiva da parte della Fed, l’oro trova poco spazio di crescita.


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