La fiducia è tutto…o quasi

consob

Nella scelta del consulente rivestono un ruolo importante sia la fiducia nel professionista sia l’indicazione da parte dell’istituto finanziario di riferimento (rispettivamente, 35% e 34%), mentre le competenze rilevano per una percentuale più contenuta del campione (19%). Sono questi alcuni dei dati che emergono dal rapporto Consob sulle “Scelte di investimento delle famiglie italiane per il 2017”, stilato da Mauro Maria Marino, Nadia Linciano, Annamaria Lusardi, Massimo Caratelli, Magda Bianco e Salvatore Gnoni.

Coerentemente con l’evidenza riguardo al ruolo della fiducia, capacità relazionali ed empatiche sono le abilità che più frequentemente gli investitori ricercano nel proprio consulente dopo quelle attinenti al conseguimento di buone performance (rispettivamente, 29% e 35% dei casi; 29%). È significativo, inoltre, specifica la ricerca, l’atteggiamento nei confronti dei costi del servizio. Il 45% degli investitori non sa indicare come venga remunerato il proprio consulente, mentre il 37% crede che il servizio sia gratuito. Alla bassa consapevolezza dei costi sostenuti si lega anche la bassa disponibilità a pagare. In particolare, dopo la sfiducia negli intermediari (indicata nel 40% circa dei casi) i costi si annoverano tra i principali fattori che scoraggiano la domanda di consulenza. Tra i fruitori del servizio, inoltre, in media solo il 20% si dichiara propenso a remunerare il professionista, sebbene il dato aumenti con il grado di personalizzazione delle raccomandazioni ricevute, raggiungendo il 43% tra gli investitori assistiti da consulenza Mifid.

Le rilevazioni evidenziano, altresì, la difficoltà a valutare la qualità del servizio ricevuto, oscillando tra il 40% e il 70% la percentuale di intervistati che non sono in grado di indicare alcun elemento di giudizio. Dalla ricerca emerge inoltre una diffusa riluttanza a informare il professionista degli elementi che egli deve (o può) acquisire ai fini della valutazione di adeguatezza della proposta di investimento. In particolare, il 14% degli investitori che ricevono consulenza non ritengono di dover fornire alcuna informazione, mentre nei casi restanti la percentuale di intervistati che indica uno specifico elemento non supera il 36% (il dato è relativo, in particolare, all’obiettivo di investimento). Tale evidenza è coerente con la scarsa attitudine, già ricordata, a strutturare il processo decisionale in modo da tener conto dei fattori che più rilevano ai fini di scelte di investimento corrette e consapevoli.

Attitudini verso l’informazione finanziaria

Comprendere quale sia l’attitudine degli italiani nei confronti dell’informativa sugli strumenti finanziari è di particolare importanza, anche alla luce del ruolo della trasparenza informativa nel sistema dei presidi posti a tutela dell’investitore. Più del 40% degli intervistati dichiara di leggere l’informazione finanziaria, prevalentemente in autonomia (25%) o con il supporto di familiari e amici (10%) e, solo in via residuale, con l’aiuto del consulente (8%). Tra i restanti, il 28% non consulta i documenti informativi perché si affida a un professionista ovvero teme di non essere in grado di utilizzarli (information overload), mentre circa un terzo non risponde. La propensione a consultare l’informativa è meno pronunciata per le donne, i più anziani, i meno literate e coloro che sembrano esposti all’effetto framing; anche mancanza di interesse e apprensione nella gestione delle questioni finanziarie mostrano una correlazione negativa.

In media, circa il 50% degli intervistati dichiara di non essere disposto ad acquistare un prodotto finanziario se non ne comprende i documenti informativi: il dato è maggiore tra coloro che possiedono un livello più elevato di conoscenze finanziarie, non sono ansiosi, dichiarano di essere interessati alla finanza e non sono inclini al framing effect. Per coloro che investirebbero in ogni caso (27%), giocano un ruolo prevalente la fiducia e la reputazione dell’intermediario; tale attitudine è meno frequente tra gli individui che decidono in autonomia.

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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