La crisi non abita più in Portogallo

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Negli ultimi due anni, l’economia del Portogallo è cresciuta a tassi superiori a quelli registrati dall’eurozona. Per il 2019 lo scenario non dovrebbe cambiare. Il consensus punta a una variazione del Pil domestico dell’1,6% rispetto all’1,3% di quello dell’area euro.

I motivi che stanno consentendo all’economia del Portogallo di ottenere questi risultati sono sia interni che esterni. E’ innegabile che il vento favorevole ad alcuni settori (turismo in primis) abbiano aiutato non poco il Pil, tuttavia, non bisogna dimenticare il dinamismo dell’attività domestica, che ha registrato un andamento molto positivo. Gli squilibri macroeconomici hanno registrato una sensibile riduzione. Il bilancio pubblico è passato da un deficit del 10% durante la prima fase di questo decennio a un piccolo surplus negli ultimi anni. La posizione fiscale è migliorata e si stima che il deficit fiscale sia sceso allo 0,6% del Pil nel 2018 (un nuovo minimo storico).

Una considerazione particolare la merita l’andamento dei titoli di debito emessi dal Portogallo. All’inizio del 2017, il debito governativo del paese non godeva di un livello di affidabilità creditizia (rating) investment grade per le principali società di valutazione e il rendimento annuo offerto dal titolo decennale restava posizionato al di sopra del 4%. A partire da quell’anno, la percezione degli investitori e delle agenzie di rating sulle sorti del paese è cambiata radicalmente. Attualmente i government bond portoghesi non sono più junk e tutte le agenzie di rating hanno riportato Lisbona nell’universo delle emissioni più affidabili. Il risultato più evidente di tale processo è stato la riduzione (per non dire il crollo) del rendimento del titolo decennale dal 4% all’1,34% (ormai a ridosso del minimo storico).

L’intenso rally sperimentato nel 2018 ha fatto ipotizzare a molti esperti che il rendimento annuo avesse raggiunto livelli minimi difficilmente superabili. La corsa ha trovato spazio anche nel 2019 e il rendimento ha subito un ulteriore compressione di 40 punti base. Il movimento ha alimentato una rivalutazione addizionale del 4% delle quotazioni dei bond lusitani (solo quelli greci hanno fatto meglio nello stesso periodo di riferimento).
Il differenziale di rendimento dei titoli di stato di Lisbona rispetto ai ‘cugini’ spagnoli è ridotto all’osso e lo spread rispetto al Bund decennale ha raggiunto a metà marzo i 127 punti base.

Il tesoro portoghese è recentemente riuscito a collocare 862 mln di bond con scadenza a dieci anni in un’asta caratterizzata da un rendimento offerto pari all’1,298%, il livello più basso mai pagato dal paese. L’emissione ha potuto contare su una domanda pari a 1,6 volte l’offerta (inferiore al ratio di copertura di 2,17 volte registrato durante la penultima asta).

All’inizio dell’anno tutti i segnali sembravano indicare un 2019 complicato per il reddito fisso. I timori -almeno fino a questo momento- sono stati smentiti e i titoli di stato hanno saputo offrire buone soddisfazioni agli investitori. I government bond emessi da Francia, Olanda, Spagna e Portogallo hanno generato rivalutazioni superiori al 2% nel periodo che va dal primo gennaio a metà marzo. Nello stesso lasso di tempo, i Btp italiani e i Bund tedeschi hanno accumulato rivalutazioni rispettivamente dell’1,6% e dell’1,8%.


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