Junk bond ad alta volatilità

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I problemi del Venezuela con i mercati finanziari hanno subito un sensibile deterioramento a novembre del 2017, quando Maduro ha annunciato la sospensione del pagamento degli interessi su alcuni titoli.

La decisione fu presa da Maduro dopo che l’amministrazione Trump ha proibito alle banche di negoziare ogni tipo di ristrutturazione del debito con il paese caraibico.

Stando ai dati raccolti ed elaborati da Bloomberg, attualmente il Venezuela accumula 9 mld di usd di interessi non pagati ai possesori dei suoi bond. Gli operatori di mercato sperano che un cambio di rotta nella politica del paese possa riavviare la produzione petrolifera, attualmente ai minimi storici.

L’obiettivo è duplice: riattivare la moribonda economia del paese e trovare una soluzione ottimale per risolvere il problema del debito. La prudenza è d’obbligo in uno scenario in cui i militari potrebbero ancora una volta schierarsi con Maduro. Tuttavia, le ragioni economiche sembrano aver assunto un peso rilevante in un paese allo stremo. Non è chiaro come e quanto Maduro possa continuare a restare al suo posto se Caracas perdesse la possibilità di vendere il suo petrolio agli Stati Uniti.

La possibilità che Nicolas Maduro abbandoni il potere ha alimentato acquisti di bond venezuelani, il cui valore nominale si è impennato di oltre il 30% la settimana scorsa. Il deterioramento politico ed economico del paese aveva portato al mancato pagamento delle cedole sulla maggiore emissione obbligazionaria in dollari realizzata dal paese: il bond denominato in usd in scadenza nel 2027 e coupon al 9,25%.

Secondo gli esperti in bond emergenti, il rimbalzo affonda le radici più nel livello estremamente basso raggiunto dalle quotazioni dei titoli che nelle reali prospettive di un’uscita in tempi brevi dalla crisi del paese (attanagliato da un’iperinflazione senza precedenti che ha ridotto alla fame più della metà della popolazione e messo in moto flussi migratori in uscita dal paese che hanno coinvolto milioni di cittadini).

Nonostante il graduale peggioramento della situazione venezuelana, una cedola annua in dollari del 9,25% ha rappresentato una calamita fenomenale per gestori che, nei rispettivi mercato obbligazionari domestici, facevano sempre più fatica a individuare potenziali fonti di rendimento. Purtroppo, nel novembre del 2017, il Governo di Caracas annunciò l’intenzione di ristrutturare o rifinanziare il debito, provocando un sensibile ribasso delle quotazioni dei bond.

Nell’ultima settimana, anche i bond di Pdvsa con scadenza 2024 e cedola al 6% si sono nettamente ripresi, passando da una quotazione nominale di 14 a 24. Tra le società di gestione con maggiore esposizione al debito del paese caraibico troviamo BlackRock, Fidelity, Allianz e Goldman Sachs. In tutti i casi, si tratta di esposizioni superiori ai 1.000 mln di euro.

La struttura delle distinte esposizioni è molto eterogenea. Nel caso di Goldman Sachs, si nota una pesante esposizione ai bond di Pdvsa (1.400 mln) e una scarsa esposizione a qi government bond (100 mln). La banca Usa scommette su un raddoppio della quotazione dei bond nel caso di un cambio alla guida del paese (scommessa su cui punta molto dopo che nel maggio del 2017 acquisto ben 2.500 mln di bond venezuelani che attualmente hanno perso molto valore).


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