Italiani pronti a investire

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Il segnale che emerge “Dall’indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani” realizzata da Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi è univoco: le famiglie del Belpaese che nel 2017 sono riuscite a risparmiare sono cresciute dal 40 al 43,4%. La brusca contrazione iniziata nel 2012 sembra dunque definitivamente superata.

In aumento dall’8 al 13% le famiglie che optano per forme di risparmio gestito

La preferenza assoluta per la sicurezza degli investimenti produce tre effetti: fa crescere la liquidità investita dalle famiglie negli strumenti di deposito, che nel sistema italiano sono aumentati di 40,6 miliardi nel 2016; fa ridurre o non aumentare l’investimento nell’impiego obbligazionario, arrivato a rendimenti molto bassi o addirittura negativi per le scadenze inferiori ai cinque anni (il patrimonio medio investito in obbligazioni è sceso dal 27 al 25% e si fanno meno operazioni in obbligazioni); fa crescere, in terzo luogo, il risparmio gestito (il cui possesso passa dall’8 al 13% del campione) per due ragioni, delle quali una più virtuosa (il risparmio gestito diversifica i rischi più di quanto si possa fare da soli, 55%) e una meno virtuosa (del risparmio gestito non ci si deve più occupare, 46%), perché sottende una difficoltà a scegliere gli investimenti. In ogni caso la raccolta netta di gestioni e fondi nei primi sei mesi del 2017 è stata di circa 57 miliardi; le masse in gestione hanno superato per la prima volta la cifra di 2 trilioni di euro; per l’esattezza il patrimonio in gestione a fine giugno è pari a 2.012.722 milioni di euro (Fonte: Mappa trimestrale del Risparmio Gestito – Assogestioni).

Aumenta l’investimento in borsa in ottica di medio-lungo periodo

Sarà per le quotazioni a lungo sacrificate, sarà perché le famiglie hanno annusato aria di ripresa, ma anche la borsa ha avuto un inizio di risveglio nei dodici mesi precedenti la diffusione del questionario. Un risveglio che ha comportato un salto di qualità, da confermare negli anni a venire. È terminato il disinteresse per i titoli azionari che aveva ridotto al minimo l’operatività degli intervistati e l’aveva concentrata tra coloro che si dichiaravano esperti e movimentavano con una certa frequenza il portafoglio. Nel 2017, gli investimenti in azioni sono tornati interessanti per il 5,5% del campione (era il 4,4% nel 2016). La maggioranza degli investitori dichiara di investire in borsa puntando all’apprezzamento di medio e lungo periodo dei titoli. Il ritorno alla borsa riguarda una fascia minoritaria di investitori, prevalentemente ben istruiti e con redditi medio-alti.

La “sicurezza” del capitale è ancora la priorità degli investimenti

La “sicurezza” del capitale viene messa al primo posto dal 61,9% degli intervistati. La più votata caratteristica al secondo posto, invece, è la liquidità (36,8%). Seguono a distanza la cedola (rendimento di breve termine) e l’aumento del valore del capitale (rendimento di lungo termine). Questo profilo di rischio, decisamente piuttosto difensivo, è una cicatrice naturale della crisi del reddito. Nonostante questo, migliora l’attitudine ad aspettare, per vedere un rendimento. Passa dal 32,7 al 37% la quota degli intervistati disponibile ad attendere tre o più anni prima di tirare le somme su un investimento. Una parziale anomalia è che, soprattutto di questi tempi, la sicurezza andrebbe cercata nella diversificazione e non in strumenti “intrinsecamente sicuri”, difficili da individuare. Eppure, oltre la metà dei risparmiatori (52,1%) dichiara di non avere alcuna diversificazione, con oltre i due terzi della propria ricchezza finanziaria impiegata nella stessa forma di investimento. Solo il 5,1% del campione dichiara un alto grado di diversificazione e non dedica ad alcuna forma di investimento più di un decimo dei propri risparmi.

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


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