Italiani ottimisti (ma conservatori) sul loro futuro finanziario

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Cosa pensano le famiglie italiane riguardo agli investimenti, al risparmio e alla pianificazione del loro futuro?
Allo scopo di comprendere meglio il rapporto tra italiani e finanza, Axa Investment Managers ha condotto un sondaggio, intervistando oltre 1000 adulti (metà uomini e metà donne), concentrandosi sull’80% della popolazione che in Italia guadagna almeno 37.499 euro all’anno. Tra questi, è stato interpellato un campione di “mass affluent” (persone che hanno più di 100.000 euro in risparmi e asset investiti) per consentire un confronto con i “non-mass affluent”. Sono stati intervistati anche 121 bambini tra gli 8 e i 15 anni.
Vediamo alcune delle principali evidenze emerse dalla ricerca di mercato di Axa IM, intitolata “Voices”:

Maggiore ottimismo sul futuro finanziario, soprattutto tra i più giovani

Il quadro che emerge dal sondaggio è variegato. Sono soprattutto i giovani a dichiararsi maggiormente ottimisti sul futuro, nonostante una certa ansietà quando pensano alla loro situazione finanziaria presente. Il 45% degli italiani tra i 22 e i 30 anni ammette infatti di avvertirla quando pensa alla propria situazione finanziaria.
Il 68% dei più giovani (16-21 anni) dice di essere fiducioso da qui a tre anni. E’ ottimista anche il 51% dei giovani tra i 22 e i 30 anni. Questo ottimismo va però diminuendo con l’avanzare dell’età, visto che solo il 31% degli ultra-cinquantacinquenni intervistati si sente fiducioso per i prossimi anni.

Outlook positivo ma approccio conservatore

Gli italiani sono nel complesso molto prudenti quando si tratta del loro denaro e la sicurezza sul lungo periodo è di gran lunga la loro priorità.
Avere una rete di protezione per i momenti difficili è infatti in cima alla lista degli obiettivi finanziari per il 49% degli intervistati. Seguono la sicurezza di arrivare a fine mese (24%) e avere abbastanza reddito durante la pensione.
L’approccio prudente si riflette anche nella scelta dei prodotti finanziari: la maggioranza (il 68%) detiene liquidità, il 63% tiene il proprio denaro su un conto deposito e il 25% ha una polizza assicurativa. Solo il 22% degli intervistati ha un prodotto d’investimento, anche se la percentuale sale al 71% tra quelli che hanno un reddito elevato.
L’ostacolo principale all’investimento per il 46% degli intervistati è la paura di perdere denaro. La mancanza di una conoscenza sufficiente della materia finanziaria, indipendentemente dall’età, fa aumentare l’ansia legata alla necessità di assumersi dei rischi. Per le generazioni più giovani, ovvero di età compresa tra i 22 e i 30 anni, proprio la mancanza di un’adeguata educazione finanziaria costituisce di gran lunga la maggiore barriera all’investimento, seguita dall’uso di troppi termini tecnici, che rendono difficile la comprensione.

I roboadvisor non sostituiranno i consulenti

Anche nell’era digitale, il rapporto umano rimane fondamentale e la consulenza finanziaria non andrà in pensione. Anzi, sembra destinata a rimanere una parte vitale del processo d’investimento e in futuro potrebbe giocare un ruolo anche maggiore.
I giovani, in particolare, pensano di affidarsi alla consulenza finanziaria per poter essere guidati in un processo che spesso trovano complesso.
Il trend di chi si rivolge ai roboadvisor è in crescita (oggi è usato dal 6% degli investitori e il 15% non esclude di farlo in futuro), ma il 60% di chi già investe preferisce il consiglio di un altro essere umano piuttosto che di un robot o un algoritmo. In ogni caso le giovani generazioni (16-34 anni) sono le più propense a rivolgersi a un professionista per la consulenza finanziaria (43%).

Attenzione alla sostenibilità

Dalla ricerca emerge che l’investimento responsabile è un fattore sempre più importante anche nelle scelte d’investimento degli italiani. Per il 69% degli intervistati, infatti, nel valutare in quale azienda investire è molto importante prenderne in considerazione l’impatto sociale e ambientale e non soltanto il ritorno finanziario che potrebbe derivare dall’investimento.
Infine, un 75% pensa che le imprese socialmente responsabili si troveranno in una posizione migliore nel lungo termine rispetto a quelle che non sono preparate e per un 72% le società con un approccio migliore ai criteri Esg costituiscono un migliore investimento per il futuro.


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