Italiani e assicurazioni, un rapporto complesso

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Nonostante la crisi finanziaria più severa dal dopoguerra, non è venuta meno quella che è da sempre una vocazione delle famiglie italiane: la capacità di risparmio. Come confermato dalle statistiche, in Italia lo stock di ricchezza delle famiglie si attesta sopra i 10.700 miliardi di euro, oltre 9,3 volte il reddito disponibile. Numeri che pongono l’Italia al primo posto tra i Paesi che fanno parte del G7; nessun altra nazione può vantare infatti un rapporto tanto elevato: in Francia il dato si ferma a 8, in Germania a 6,7 e negli Stati Uniti a 6,4.

Per che cosa risparmiano gli italiani? Secondo l’Indagine 2018 sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, curata dal Centro Einaudi in collaborazione con Intesa Sanpaolo, il motivo principale per cui si accantonano risorse finanziarie è per far fronte ad eventuali imprevisti (per il 43% degli intervistati); il 21% delle famiglie risparmia principalmente per i figli, il 20% per la vecchiaia e il 14% per la casa. Il fatto che il rischio di imprevisti sia una voce sulla quale gli italiani sono così sensibili mette in evidenza come nel nostro Paese il risparmio abbia svolto e continui a svolgere una importantissima funzione assicurativa. In qualche modo, la ricchezza accantonata nel corso degli anni fornisce una sorta di autoassicurazione contro i rischi della vita.

Eppure, e questo può sembrare un paradosso, la ricerca rileva che gli italiani, nel confronto internazionale, sono sostanzialmente sottoassicurati. Solo il 20% dei proprietari di case ha una copertura sugli immobili, e nella maggior parte dei casi si tratta di assicurazioni legate ai contratti di mutuo, che si estingueranno con essi. Soltanto il 7,5% del campione intervistato ha una copertura assicurativa per la responsabilità civile, anche se il 56% dichiara di essere preoccupato se si trovasse a dover risarcire un danno da 1.000 euro. E ancora, il 24% degli intervistati ha un’assicurazione sulla vita, ma nella maggior parte dei casi si tratta di persone benestanti che utilizzano questo tipo di polizze per diversificare i loro investimenti. Il 52% del campione ha dichiarato di essere preoccupato del suo tenore di vita dopo che sarà andato in pensione, ma solo il 14% ha sottoscritto un fondo pensione, aperto o chiuso. Il 73% manifesta grande preoccupazione sulla possibilità che nella sua famiglia insorgano malattie croniche o invalidanti, ma ha una copertura assicurativa per la disabilità totale nella vecchiaia solo il 9,5% del campione. In conclusione, rileva l’Indagine, “pur con 1,4 polizze assicurative pro capite (sono state escluse dal conteggio quelle obbligatorie sugli autoveicoli), gli italiani hanno in portafoglio più rischi futuri che coperture”.

Ma quali sono le cause di questa cronica sottoassicurazione? Se si escludono coloro che si autoassicurano (circa il 5/10% degli intervistati), ossia che detengono patrimoni consistenti, in grado di assorbire i danni economici che possono derivare dal verificarsi di eventi negativi e imprevisti, i motivi principali, emersi dalla ricerca, sono essenzialmente due: in primo luogo la sottovalutazione dei rischi, accompagnata fra le altre cose anche dall’annoso problema della scarsa competenza ed esperienza degli italiani in tema di educazione finanziaria. Per fare qualche esempio, il campione intervistato sopravvaluta in maniera consistente la probabilità di subire un furto o una rapina in casa, mentre vengono sistematicamente sottovalutati, nell’ordine, il rischio di contrarre il morbo di Alzheimer dopo i 65 anni, la possibilità di essere coinvolti in un grave incidente stradale, di subire un infortunio sul lavoro, di diventare completamente inabili dopo i 75 anni e infine di essere vittime di una truffa informatica.
In secondo luogo, a rappresentare un grosso freno nei confronti delle assicurazioni è il potere di spesa di una quota importante del campione intervistato: “al di sotto dei 2.500 euro di entrate” conclude l’Indagine “trovano allocazione ben poche assicurazioni, a parte quelle obbligatorie”.


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