Investimenti, migliori e peggiori del 2017

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Si è conclusa la prima metà del 2017, e può essere interessante stilare un bilancio su quali sono stati in questi sei mesi gli investimenti e i mercati più redditizi.
A differenza del 2016, gli asset più rischiosi sono stati assoluti protagonisti nei primi mesi di quest’anno. Come spiega Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders, il rally si è innescato a partire dalla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane del novembre scorso, ed è proseguito nella convinzione che la nuova amministrazione avrebbe presto realizzato le riforme promesse fatte durante la campagna elettorale.

Al primo posto nella classifica dei rendimenti delle asset class troviamo l’azionario, che nei primi sei mesi dell’anno ha messo a segno una performance dell’11,5% in dollari Usa. In realtà, come spiega Zangana, nel primo trimestre i migliori guadagni sono stati registrati dalloro, che però è stato poi danneggiato dal rialzo dei tassi americani deciso dalla Fed a marzo. Nel complesso però da inizio anno il metallo giallo ha avuto una buona performance, con un ritorno dell’8,5%.

Analizzando i diversi mercati azionari, la piazza migliore è stata Madrid: l’Ibex 35, l’indice principale della Borsa spagnola, ha segnato una performance in dollari pari al 21,8%, aiutata da un’economia domestica più forte e dalla ripresa del commercio mondiale. Al secondo posto troviamo l’indice azionario dei mercati emergenti, e a seguire le altre piazze europee: il Cac 40 di Parigi, il Ftse Mib di Milano e il Dax 30 di Francoforte. Uno dei motivi alla base della sovraperformance dei mercati azionari emergenti ed europei va ricercata nella debolezza del dollaro americano, che da inizio anno si è deprezzato del 4,9%. Al fondo della classifica troviamo il principale indice azionario statunitense, l’S&P 500, che comunque ha registrato un solido risultato considerato che inizia ad indebolirsi la fiducia nel proseguimento del “Trump rally” e al contempo i dubbi riguardo alla condotta del neo Presidente e dei membri del suo team prima delle elezioni hanno aumentato le preoccupazioni di un possibile, seppur improbabile, impeachment di Trump.

Al terzo posto in classifica per rendimenti, dopo azioni e oro, troviamo le obbligazioni high yield globali, seguite dai titoli corporate investment grade globali. I Titoli di Stato nel primo trimestre hanno avuto qualche difficoltà, ma l’affievolirsi delle aspettative che l’amministrazione Trump metta effettivamente in atto le politiche reflazionistiche tanto annunciate ha aiutato a migliorare la performance nei mesi successivi.

Nel comparto dei titoli sovrani la migliore performance è stata registrata dai Gilt britannici, con un +3,3%, dove come spiega ancora Zangana, l’economia in rallentamento e l’incertezza della Brexit hanno reso gli asset sicuri ancora più attraenti. Anche i Treasury americani, hanno avuto buone performance, mentre i Titoli di Stato franesi e italiani hanno avuto un pessimo inizio anno, a causa dei rischi politici.

Al fondo della classifica, con le peggiori performance da inizio anno, troviamo le commodity. L’indice Dow Jones/Ubs dei prezzi delle materie prime ha registrato il risultato peggiore, scendendo finora dell’8,7%, anche a causa del settore energetico. L’andamento dei prezzi del petrolio è stato infatti un altro elemento chiave nel corso del primo semestre del 2017. Nonostante la decisione dell’Opec di estendere fino a marzo 2018 le quote concordate a fine 2016, che prevedevano un taglio netto della produzione ai danni dei produttori americani di shale gas, i prezzi sono tornati a scendere. Resta da capire se i prezzi dell’oro nero stanno indicando una diminuzione della domanda e quindi un rallentamento della crescita globale o se, più probabilmente, riflettono il miglioramento della produttività.


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