Investimenti, meglio affidarsi a un advisor

consob

Dal rapporto Consob sulle “Scelte di investimento delle famiglie italiane per il 2017”, stilato da Mauro Maria Marino, Nadia Linciano, Annamaria Lusardi, Massimo Caratelli, Magda Bianco e Salvatore Gnoni, emerge che alla fine del 2016 il 45% degli intervistati deteneva uno o più strumenti finanziari, tra i quali spiccano i fondi comuni, le obbligazioni bancarie italiane, le azioni quotate e i titoli di stato domestici. La partecipazione ai mercati finanziari, secondo il rapporto Consob, è positivamente correlata con le conoscenze finanziarie, l’attitudine alla sopravvalutazione delle proprie competenze, l’interesse nelle materie finanziarie e l’ottimismo.

Viceversa, la tendenza a provare apprensione nella gestione delle finanze personali sembrerebbe mostrare un’associazione negativa. Più della metà degli investitori decide insieme a familiari, amici e colleghi (cosiddetta consulenza informale), un quarto sceglie dopo aver consultato un consulente finanziario, mentre i restanti agiscono in autonomia. Conoscenze e consapevolezza dei rischi associati ai singoli prodotti finanziari risultano positivamente correlate alla propensione ad avvalersi di un supporto professionale e all’attitudine a decidere in autonomia. L’ansia connessa alla gestione delle finanze personali sembrerebbe scoraggiare l’investimento fai-da-te, mentre avrebbe l’effetto contrario l’interesse per le materie finanziarie, che mostra altresì una correlazione positiva con la tendenza ad affidarsi alla consulenza sia informale sia professionale.

Le caratteristiche di un processo decisionale adeguato, tuttavia, rimangono oscure per il 41% del campione, che prima di investire non valuta in maniera specifica alcun elemento tra orizzonte temporale, obiettivi, capacità economica ed emotiva di sopportare il rischio; nei casi restanti, invece, più dei due terzi indica solo uno degli elementi citati (prevalentemente l’orizzonte temporale). La consapevolezza del processo decisionale aumenta con le conoscenze finanziarie e con l’abitudine al budgeting e alla pianificazione finanziaria, suggerendo così la possibilità che atteggiamenti virtuosi maturati in un particolare ambito (attinente nel caso specifico al financial control) possano estendersi in modo trasversale a tutte le scelte economico-finanziarie. A tal proposito, il monitoraggio delle scelte di investimento, posto in essere da poco più di due terzi del campione, sembra associarsi positivamente con l’attitudine a controllare le spese familiari e lo stato di avanzamento della pianificazione nonché, tra i tratti comportamentali, con l’ottimismo e l’interesse per le materie finanziarie; gioca invece nella direzione opposta l’apprensione finanziaria. Il controllo degli investimenti diviene meno frequente per il sotto-campione femminile, coloro che si affidano a familiari o amici e coloro che possiedono basse conoscenze finanziarie.

Con specifico riferimento alla fruizione dei servizi di consulenza finanziaria, dal rapporto Consob emerge che quasi un terzo degli investitori beneficia di raccomandazioni personalizzate ai sensi Mifid, mentre i restanti ricevono consulenza passiva o generica. Nell’ambito dei vari modelli di servizio, rimane residuale la consulenza indipendente, ossia riferita a un’ampia gamma di prodotti e remunerata esclusivamente dal cliente mediante una parcella (7% degli investitori), mentre prevalgono la consulenza ristretta (riferita a un insieme limitato di strumenti finanziari generalmente emessi dallo stesso istituto di credito che eroga consulenza) e quella avanzata (applicata a un insieme più ampio di strumenti finanziari e con una valutazione periodica dell’adeguatezza dell’investimento.

Vice direttore di Fondi&Sicav, il mensile dedicato all'industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria


TOP