Il ritratto dell’investitore tipo: iperattivo e con poca pazienza

compass-429772_1920

In molti casi non sa di preciso quanti risparmi ha investito, in quali prodotti finanziari e con quali provider, spesso ha poca pazienza ma allo stesso tempo si aspetta rendimenti irrealisticamente elevati dai propri investimenti. E’ questo in sintesi il ritratto dell’investitore che emerge dal Global Investor Study 2019, ricerca elaborata da Schroders che esplora i comportamenti e gli atteggiamenti di oltre 25.000 investitori in 32 Paesi del mondo.

Scendendo più nel dettaglio, lo studio evidenzia innanzitutto la necessità che gli investitori abbiano un maggiore controllo su come allocano i loro risparmi. Solo il 44% degli intervistati infatti sa con certezza quanto ha investito e con quali provider di prodotti finanziari, e questa percentuale si riduce notevolmente tra coloro che dichiarano di avere minori conoscenze finanziarie.

A livello geografico la regione con il maggior livello di incertezza è l’Asia, dove solo un quarto degli intervistati dichiara di sapere esattamente quanto ha investito e con chi. A livello di singoli Paesi, è in Giappone la percentuale più alta di coloro che non sanno esattamente quanto hanno investito (47%). All’estremo opposto si trova l’India, dove la quasi totalità degli investitori, il 95%, ha un’idea precisa dei propri investimenti. In Italia la percentuale si attesta al 39%.

Nonostante molti degli intervistati dichiarino generalmente di non sapere esattamente quanto e come hanno investito, la netta maggioranza dichiara di occuparsi spesso del proprio portafoglio. Oltre i tre quarti degli intervistati a livello globale (il 77%) infatti controlla i propri investimenti almeno una volta al mese, percentuale che in Italia sale all’80%. Questa iperattività però porta spesso a decisioni e comportamenti poco disciplinati nella gestione degli investimenti, a partire dalla scarsa pazienza: dallo studio emerge che il periodo medio di detenzione degli investimenti è di 2,6 anni, nettamente inferiore all’orizzonte generalmente raccomandato di cinque anni, e quasi la metà del campione, il 41%, mantiene gli asset in portafoglio per meno di un anno.

I più disciplinati sono i giapponesi

In questo ambito le differenze tra Paese a Paese sono notevoli: a livello ragionale, gli intervistati del continente americano sono i più pazienti con i propri investimenti (2,7 anni in media), anche se i più pazienti in assoluto sono tuttavia i giapponesi, che si avvicinano all’orizzonte d’investimento raccomandato del settore (cinque anni) con una media di 4,5 anni, seguiti da statunitensi (4,2 anni) e canadesi (4,1 anni). All’estremo opposto troviamo gli argentini, che detengono in media un investimento per appena 1,3 anni, seguiti da messicani e polacchi (1,5 anni). Gli italiani si posizionano sotto la media, con 2,2 anni, dietro il Portogallo e davanti a Hong Kong.

Aspettative di rendimento eccessive

Investitori poco informati e indisciplinati ma con aspettative di crescita dei loro risparmi che sono a dir poco ottimistiche: gli intervistati si aspettano in media un rendimento, molto elevato, del 10,7% all’anno nei prossimi cinque anni, e uno su sei si aspetta un rendimento sbalorditivo di almeno il 20% all’anno complessivamente per il proprio portafoglio di investimento. In maniera forse sorprendente, coloro che si considerano esperti/avanzati hanno aspettative di rendimento più elevate (12,2%) rispetto agli investitori principianti/inesperti (8,2%).

In conclusione, l’indagine mette in evidenza come il tema di una corretta educazione finanziaria dei risparmiatori non sia di attualità solo per noi italiani, ma anche per gli investitori di molti altri Paesi del mondo.


TOP