Il periodo più imprevedibile della storia

 

E’ percezione diffusa che viviamo in un periodo storico caratterizzato da grande incertezza e imprevedibilità politica, economica e sociale. Basti pensare agli avvenimenti dell’ultimo anno, dalla Brexit all’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, dagli attacchi terroristici sempre più frequenti che colpiscono il cuore dell’Europa al riaccendersi delle tensioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. Senza dimenticare che sullo sfondo si profilano i fantasmi del populismo dilagante in molti paesi del Vecchio continente, i timori legati al riscaldamento globale, le incognite rappresentate dallo sviluppo sempre più rapido della tecnologia e della robotica, con inevitabili ricadute sul mondo economico e sulle abitudini e gli stili di vita.

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, i timori legati a questo contesto così difficile non sono appannaggio esclusivo delle classi medie e medio-basse, ma coinvolgono anche i ceti più alti. A darne conferma è l’ultimo Investor Watch redatto da Ubs, che ha analizzato paure, speranze e umori degli High Net Worth Individual (HWNI), ovvero i detentori di un patrimonio investibile superiore a un milione di dollari, intervistando oltre 2.800 milionari residenti in sette Paesi del mondo: Hong Kong, Singapore, Giappone, Messico, Italia, Svizzera e Regno Unito.

La maggior parte degli intervistati, infatti, si è dichiarata d’accordo sul fatto che quello attuale sia il periodo “più imprevedibile della storia”, con percentuali che vanno dal 79% dei milionari giapponesi al 90% dei messicani. E i paperoni del nostro Paese? L’83% dei milionari italiani condivide questa sensazione, e l’84% considera il contesto economico e finanziario la principale fonte di incertezza a livello globale, in linea con l’opinione dei clienti facoltosi degli altri paesi coinvolti nell’indagine.

Ma quali sono le principali fonti di incertezza su scala nazionale per gli HNWI italiani? Al primo posto troviamo l’elevata disoccupazione giovanile, che preoccupa il 50% degli intervistati, seguita dall’immigrazione, dall’instabilità della politica italiana e dal livello del debito pubblico.

Sul futuro dell’Unione europea i milionari italiani sono divisi, ma la maggioranza (il 53%) è comunque pessimista sulle prospettive della zona euro a lungo termine, mentre solo una minoranza si dimostra ottimista.

Nonostante l’imprevedibilità e l’incertezza che caratterizzano questo particolare momento storico, i milionari a livello globale rimangono ottimisti nei confronti delle loro prospettive future e di quelle dell’economia nel suo complesso. Questo vale anche per gli individui facoltosi italiani, che però hanno meno fiducia circa il proprio futuro e quello del mondo rispetto a quelli di altri Paesi. Infatti solo il 40% di loro si aspetta un certo grado di miglioramento delle proprie condizioni finanziarie personali nei 12 mesi successivi, con un basso livello di ottimismo particolarmente evidente tra le donne, mentre il 17% si attende un deterioramento. La percentuale più alta (45%) prevede una situazione invariata a 12 mesi sia per le proprie prospettive sia per quelle dell’economia mondiale.

Anche nel lungo termine la fiducia rimane bassa rispetto agli altri Paesi analizzati: solo il 41% dei milionari italiani confida di riuscire a raggiungere i propri obiettivi finanziari di lungo periodo, contro percentuali che superano il 60% in Svizzera, Messico e Regno Unito.

E quali sono i principali obiettivi finanziari che si prefiggono i milionari italiani in tempi così difficili e imprevedibili? Il primo pensiero è la famiglia: sostenere economicamente i figli, i nipoti e le generazioni future è la priorità per il 45% dei paperoni italiani. Al secondo posto troviamo la crescita del capitale attraverso investimenti di successo (40%), seguita dal desiderio di poter contare su fondi sufficienti per vivere nuove avventure e sfruttare nuove opportunità (32%).


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