Il debito emergente parte con il piede giusto

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Il 2018 è stato un anno drammatico per i titoli di Stato dei Paesi emergenti. L’inasprimento della politica Fed, la crisi dei cambi in Argentina e Turchia e i crescenti timori per la crescita mondiale e il rallentamento della Cina hanno portato alla fine al forte sell off degli asset di rischio, compresi i titoli azionari Usa.

Con l’inizio del 2019 sono scomparsi alcuni punti interrogativi legati ai mercati globali: la retorica della Fed sembra diventata più dovish, si presume che le trattative commerciali tra Usa e Cina proseguano bene e la Cina sta supportando l’economia per evitare di scendere sotto l’obiettivo di crescita per il 2019.

Di conseguenza, le aspettative del mercato si sono modificate e hanno spinto un rimbalzo. In particolare i cambiamenti di politica monetaria da parte della Fed e della Pboc dovrebbero avere un impatto più duraturo sui titoli governativi emergenti, anche se buona parte del quadro positivo per i mercati emergenti è già stata scontata.

Una soluzione del conflitto commerciale Usa-Cina, che dovrebbe essere raggiunta entro la fine di febbraio, potrebbe rafforzare ulteriormente il sentiment verso le obbligazioni dei mercati emergenti, il cambiamento nelle prospettive di crescita a livello mondiale e l’allentamento monetario sembrerebbero già prezzati. Tuttavia, in una prospettiva a lungo termine, le obbligazioni Em e le valute sembrano essere un’asset class attraente ma anche più volatile per gli investitori per i prossimi anni.

Sulla base delle informazioni sui flussi relativi agli asset, le posizioni a lungo termine detenute dagli investitori nel debito in valuta locale dei mercati emergenti avevano già raggiunto il minimo degli ultimi cinque anni ma, a dicembre, per la prima volta in otto mesi, i flussi sono balzati al di sopra della loro mediana quinquennale.

Per ora i flussi verso i mercati emergenti sono stati selettivi e questa non sembra essere una corsa generalizzata verso tutti i mercati emergenti. I dati di PriceStats evidenziano che l’inflazione in quest’area ha iniziato a diminuire, fattore che potrebbe consentire alle Banche centrali di attuare politiche monetarie accomodanti in grado di sostenere la crescita della regione. Le valutazioni delle divise dei mercati emergenti sono diventate interessanti dopo il sell-off del 2018.

Il consensus di mercato stima che il dollaro sarà più debole nel 2019, fattore che potrebbe supportare le valute dei mercati emergenti. La crescita della Cina è l’elemento chiave da tenere in considerazione. I mercati hanno avuto un atteggiamento ribassista in merito all’outlook sulla crescita della Cina, anche se ne hanno incorporato in gran parte un possibile rallentamento. Se la crescita di Pechino dovesse riprendersi dopo le recenti massicce misure di stimolo, allora potremmo assistere a un effetto positivo sul resto del mondo, soprattutto nei mercati emergenti, che beneficerebbero di un’eventuale accordo tra Stati Uniti e Cina.

Nel complesso è probabile che i Paesi con minori vulnerabilità esterne riporteranno buone performance. Probabilmente i Paesi con saldi solidi delle partite correnti e di bilancio, un debito estero gestibile e ampie riserve di valuta estera vivranno un periodo positivo. Nel 2019 si registrano alcuni eventi di rischio a causa del fitto calendario elettorale. Come abbiamo visto nel 2018, la volatilità può essere elevata fino alle elezioni e anche successivamente, se i risultati elettorali saranno diversi rispetto alle attese.


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