I trend da tenere d’occhio nel 2020

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Il 2019 si è rivelato un anno molto positivo per i mercati azionari e obbligazionari, ma per il futuro gli investitori istituzionali non sono molto ottimisti. Lo rivela l’ultima indagine di  Natixis Investment Managers, condotta a livello globale su 500 investitori istituzionali tra cui fondi pensione aziendali, fondazioni, fondi pensione pubblici o statali, società di assicurazione e fondi sovrani in Asia, Europa, Nord America, America Latina e Medio Oriente.

I principali timori degli investitori istituzionali globali riguardano l’aumento del livello del debito pubblico e la bassa crescita economica. Mentre i livelli del debito pubblico continuano a toccare nuovi record, la maggior parte degli investitori istituzionali (l’89%) è preoccupata dal loro impatto sull’economia globale. Questo sentiment ribassista nei confronti dell’indebitamento ha influenzato le aspettative circa la prossima crisi finanziaria globale, con l’83% dei partecipanti che prevede una contrazione nei prossimi cinque anni e il 58% che ipotizza un rallentamento anche prima, tra uno e tre anni.

I cinque principali rischi per i portafogli

Oltre alla sfida rappresentata delle finanze pubbliche e della possibilità di una recessione economica, un altro fattore di preoccupazione per gli investitori istituzionali è rappresentato dal contesto politico globale, che continua ad alimentare l’incertezza del mercato. Il 69% degli intervistati concorda nel valutare come un problema l’interferenza estera nei processi elettorali, mentre il 64% ha dichiarato che la campagna elettorale presidenziale statunitense è probabilmente una delle principali fonti di volatilità del mercato.

Dato che il contesto macroeconomico è sempre più complesso, le aspettative di una maggiore volatilità sono in aumento. Oltre la metà (52%) degli investitori istituzionali ne prevede un aumento in ambito valutario nel 2020, mentre oltre i tre quarti (77%) prevedono un incremento della volatilità dei mercati azionari. Il 62%, infine, prevede una maggiore volatilità dei mercati obbligazionari.

Questi fattori possono essere il motivo per cui gli istituzionali classificano la volatilità come il loro principale rischio di portafoglio per il 2020 (53% degli intervistati), seguiti dai tassi di interesse perennemente bassi (50%) e dall’impatto di una stretta creditizia (37%). Altri due elementi di preoccupazione sono legati a una crisi di liquidità (35%), mentre un intervistato su cinque è preoccupato dalla deflazione.

Sempre più difficile la ricerca di rendimento

Poiché i tassi di interesse rimangono a livelli estremamente bassi, gli investitori istituzionali ritengono sfidante ottenere ritorni dai propri investimenti. Di conseguenza, tre quarti degli intervistati ritengono di aver assunto rischi eccessivi nella ricerca di rendimento.

Oltre la metà degli investitori (56%) ritiene che le obbligazioni con rendimento negativo aumenteranno nel 2020, mentre il 54% degli intervistati teme che le banche centrali non abbiano gli strumenti necessari per gestire una nuova crisi.

L’incapacità di trovare fonti di rendimento negli attivi tradizionali ha indotto gli investitori istituzionali a rivolgersi ai mercati privati. Nel complesso, gli investitori ritengono che gli asset privati siano più adeguati degli attivi tradizionali per due funzioni critiche del portafoglio: offrire diversificazione (62%) e generare ritorni più interessanti (61%). Le strategie più comuni sono il private equity, con il 79% degli istituzionali che investe in questa asset class, e il debito privato (76%).


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