I temi del mercato obbligazionario

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Le obbligazioni governative nel corso degli ultimi sei mesi hanno mostrato un ottimo andamento. Nel lungo termine c’è possibilità di ottenere performance. La Fed si è solo presa una pausa, non ha ancora iniziato una politica monetaria di riduzione dei tassi.

Le mosse della Fed
Non è detto che andrà così, ma nelle ultime tre recessioni la Fed ha tagliato di 500, 550 e 675 punti base. Anche senza recessione, quando si è reso necessario, la Fed ha ridotto i tassi di interesse (come nel 1998 di 75 punti base). Chiaramente non c’è necessità di tagliare i tassi tanto quanto fatto in passato, ma dopo dieci anni di crescita, è probabile che siamo più vicini alla prossima recessione che a quella precedente. Di conseguenza, il rally dei bond durante la pausa della Fed è solo un assaggio di ciò che potrebbe accadere in uno scenario di crescita globale più ribassista.

Su un orizzonte temporale secolare, la domanda istituzionale di reddito fisso continuerà poiché i cambiamenti demografici e la regolamentazione impongono ai fondi pensione e alle compagnie assicurative di acquistare titoli a scadenza. I risparmiatori hanno bisogno di reddito, il che significa che i cali sono probabilmente opportunità di acquisto.

Il trend primario sui tassi rimane ribassistasebbene con temporanee fasi di rialzo. Il trend primario è guidato da alcuni fattori strutturali tra cui la presenza delle banche centrali le cui operazioni non convenzionali si traducono in acquisti diretti/indiretti di bond e il trend avanzato di invecchiamento della popolazione che, ad esempio, genera un flusso crescente di bond dal lato fondi pensione. Le temporanee fasi di rialzo possono esser collegate a volte anche alle fasi di calo delle Borse: la presenza delle banche centrali tende, infatti, a render più correlati bond ed equity.

Il rischio BBB nei corporate bond
Il tema del forte affollamento dei bond societari in ambito BBB è un driver molto importante. Negli Usa i bond delle società con rating BBBammontano a circa 2500 mld Usd, ossia circa la metà dell’universo investment grade. Un downgrade anche di una piccola parte di tali bond alimenterebbe vendite forzate da parte dei fondi dal momento che vi sono dei limiti agli ammontari di bond non investment grade che possono detenere. Probabilmente le misure decise dalla Fed sul bilancio (stop al calo da ottobre) sono finalizzate all’enorme rischio rappresentato da tali vendite forzate che potrebbero rappresentare un fortissimo stress alla liquidità dei mercati.

Un occhio ai government bond
Per i governativi, l’elevato livello del debito ha di fatto comportato bassi tassi di interesse in molti Paesi. Prendiamo ad esempio il Giappone, dove la banca centrale ha utilizzato il Yield Curve Control per tenere sotto controllo i costi di finanziamento del debito pubblico. Sappiamo che esiste una correlazione tra elevato debito governativo, invecchiamento della società e bassa crescita. La fiducia degli investitori nella capacità di un Paese di ripagare i propri debiti è fondamentale e coincide con rendimenti più bassi.

C’è però il rovescio della medaglia. Nei casi in cui la solvibilità viene messa in discussione, il risultato è solitamente un rendimento più elevato e una maggiore volatilità. Prendiamo ad esempio il settore corporate turco. In Italia, dovremo osservare il rating sovrano nel secondo semestre del 2019.


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