I ricchi parlano sempre più cinese

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Grazie a un contesto di crescita economica robusta, nel 2017 la ricchezza dei miliardari è cresciuta di 1.400 miliardi di dollari, raggiungendo quota 8.900 miliardi di dollari, un record storico assoluto. Nonostante una crescita solida nelle Americhe e in Europa, a fornire il contributo maggiore sono stati i miliardari cinesi.
E’ quanto emerge dalla quinta edizione del “Billionaires insights 2018: New visionaries and the Chinese Century”, rapporto elaborato da UBS in collaborazione con PwC, che attinge alla vasta rete di clienti e ai dati dei quali le due società dispongono con l’obiettivo di offrire informazioni dettagliate sui miliardari di tutto il mondo, che secondo il report sono circa 2.158.

Uno dei driver principali che ha sostenuto questa forte crescita è stata la creazione di valore dovuta ad un elevato livello di iniziativa imprenditoriale. Negli ultimi decenni, è stato un piccolo gruppo di imprenditori, la maggior parte statunitensi, che ha cambiato il mondo: basti pensare che i miliardari self-made sono stati gli artefici di quasi l’80% delle innovazioni più rivoluzionarie degli ultimi 40 anni. Di queste, circa il 70% sono legate alla tecnologia e le società che le hanno sviluppate sono basate per l’80% nelle Americhe e il 20% nella regione dell’Asia-Pacifico. Nel 2017, 199 persone sono diventate miliardarie grazie alla propria iniziativa imprenditoriale, e tra questi ci sono visionari in campi come blockchain, prestiti peer-to-peer, genomica ed energia verde.

La distribuzione geografica

Nelle Americhe, la crescita della ricchezza, pari al 12% (3.600 miliardi di dollari), è stata più lenta rispetto al tasso globale, ma la regione continua a vantare la maggiore concentrazione di ricchezza, proveniente dal settore tecnologico.
I miliardari europei si attestano a quota 629 (il 29% della popolazione di miliardari mondiale) in crescita del 7%. Grazie al rafforzamento dell’euro il loro patrimonio è cresciuto del 17% a 2,5 miliardi di dollari. Il 60% di loro è rappresentato da self made man.

I miliardari italiani

In Italia il volume di ricchezza dei miliardari è cresciuto del 12%, raggiungendo 170 miliardi di dollari, e il numero totale di miliardari italiani è cresciuto da 42 a 43. Di questi il 47% è rappresentato da self made man che oggi detengono il 54% della ricchezza complessiva di questo gruppo.
Nel 2017 i tre settori di attività dei miliardari italiani sono stati soprattutto i beni di consumo/vendite al dettaglio, seguito dal settore industriale e da quello dei servizi finanziari.

Il fenomeno cinese

Nel 2017, i miliardari cinesi sono passati da 318 a 373 e il loro patrimonio è cresciuto del 39%, a 1.120 miliardi di dollari; il tasso di crescita nella regione dell’Asia-Pacifico è stata del 32%. I miliardari cinesi che gestiscono attività imprenditoriali stanno guidando la trasformazione economica del loro paese, e di conseguenza del resto del continente asiatico. Nell’arco di poco più di 10 anni, hano creato alcune delle aziende più grandi del mondo, migliorato gli standard di vita e fatto fortuna ad un ritmo senza precedenti. Il 2017 da questo punto di vista è stato un anno eccezionale: in Cina sono stati creati due nuovi miliardari alla settimana, mentre la regione asiatica nel suo complesso ha creato più di tre miliardari alla settimana. Per avere un termine di paragone, nel 2006 in Cina c’erano solo 16 miliardari, e oggi il numero dei miliardari asiatici, per la maggior parte cinesi, ha superato quello dei miliardari americani.
Il 97% dei miliardari cinesi si è fatto da solo, spesso in settori come tecnologia e vendite al dettaglio. 89 imprenditori cinesi sono diventati miliardari nel 2017, circa il triplo rispetto a Stati Uniti e regione EMEA.

La sfida alla Silicon Valley 

I miliardari asiatici, e in particolare della città cinese di Shenzhen, stanno sfidando il tradizionale dominio statunitense nell’imprenditorialità tecnologica. Nel 2017 hanno raggiunto gli Stati Uniti in termini di volume di finanziamento in capitale di rischio alle start-up, hanno registrato quattro volte più brevetti legati all’intelligenza artificiale e tre volte più brevetti legati a blockchain e criptovalute rispetto ai loro omologhi a stelle e strisce.


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