I Pigs non esistono più?

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In una fase di grande incertezza e volatilità per i rendimenti dei Btp, l’analisi dell’andamento dei titoli di stato dei paesi periferici dell’eurozona appare confortante per coloro che tengono a cuore il destino dell’eurozona e dell’euro. Quella che stiamo vivendo è una delle poche occasioni in cui le tensioni sullo spread di un paese non si sono rapidamente estese anche ai differenziali di rendimento dei titoli emessi dagli altri paesi più deboli dell’area euro.

L’evoluzione del debito sovrano di Lisbona negli ultimi mesi è il migliore esempio di come, almeno fino a questo momento, la manovra finanziaria messa a punto dal Governo italiano non abbia prodotto alcun tipo di contagio. Al contrario, il titolo di stato decennale portoghese si è comportato come una specie di rifugio per gli investitori a caccia di rendimenti leggermente più elevati rispetto a quelli offerti dalle emissioni dei paesi core dell’eurozona.

L’agenzia di rating Moody’s, sulla scia delle decisioni già annunciate da S&P e Fitch, ha optato per un upgrade del rating del Portogallo che passa da Ba1 a Baa3. Questa revisione consente alle emissioni di titoli di stato di Lisbona di abbandonare il gruppo dei junk bond. La decisione trova giustificazione nelle stime che evidenziano un calo del rapporto debito/Pil (e nelle scarse possibilità che tale trend si inverta).

Moody’s si aspetta che il debito pubblico lusitano si ridimensioni fino al 116% del Pil entro il 2021 (il ratio ha concluso il 2017 al 124,7%) e sostiene che il trend al ribasso si manterrà relativamente stabile anche nell’ipotesi di normalizzazione della politica monetaria avviata dalla Bce (cioè anche nel caso in cui i tassi d’interesse nell’eurozona comincino a salire).

Moody’s ha posto l’accento sul netto miglioramento della gestione delle entrate fiscali nel paese –con un deficit che si è mantenuto sotto il 3% dal 2016 o anche inferiore a tale percentuale- e sulla virtuosità del processo di ristrutturazione di alcuni degli istituti di credito che versavano in acque agitate.

Il rendimento annuo del titolo lusitano a dieci anni è passato dall’1,64% registrato a inizio maggio –prima della formazione dell’esecutivo che guida le sorti dell’Italia- all’attuale 1,81%. L’incremento del rendimento appare completamente slegato da quello che, nello stesso periodo, ha sperimentato il Btp decennale, passato dall’1,7% al 3,14 (ma si è spinto fino al 3,48%). Nello stesso periodo, il decennale di Lisbona è riuscito ad accorciare le distanze fino a livelli senza precedenti–sempre in termini di rendimento- dal pari scadenza spagnolo.
In un primo momento, la formazione del Governo portoghese aveva messo in allarme gli investitori, tuttavia, negli ultimi due anni i mercati hanno cambiato atteggiamento rispetto alle sorti del debito portoghese.

Lisbona si è trasformata in una rara avis nell’eurozona. Un governo socialista che gode dell’appoggio del Partito comunista si è guadagnato la credibilità degli investitori lasciandosi alle spalle l’eticheta di paese sottoposto a un piano di salvataggio. Il grande artefice del ritrovato punto di equilibrio è il socialista Mario Centeno, attualmente alla presidenza dell’Eurogruppo dopo aver guidato il Ministero delle Finanze.

Dopo la corsa al ribasso dei rendimenti e quella al rialzo delle quotazioni, gli esperti dubitano che il decennale portoghese abbia ancora margini di crescita. L’economia del paese è piccola e molto aperta al commercio con l’estero. Un eventuale rallentamento della crescita europea impatterà negativamente sul suo andamento. Ma questa è un’altra storia.


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