I ‘mercati’ cinesi

 

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Non esiste un unico “mercato cinese”, in quanto si deve fare una distinzione tra le azioni cinesi quotate sui mercati A-share locali delle Borse di Shanghai e Shenzhen, e quelle quotate sui mercati “esteri”

Hong Kong e gli Stati Uniti sono i mercati dove sono quotate le più grandi e importanti aziende, come Tencent, China Mobile, Alibaba, Baidu, per citarne solo alcune. Alcune azioni quotate a Hong Kong hanno anche una quotazione sui mercati locali (ad esempio le banche), ma presentano valutazioni diverse a causa della separazione dell’accesso a queste azioni da parte di investitori continentali o internazionali. Con la creazione dei cosiddetti schemi Hk-China Connect, gli investitori internazionali e gli investitori locali hanno ora la possibilità di negoziare azioni in entrambi i mercati, su Hong Kong e sui mercati locali, che hanno innescato flussi di capitale tra i diversi merctasliati, attenuando in qualche modo la disparità di valutazione.

Come per la maggior parte degli altri mercati, le valutazioni delle azioni cinesi, almeno in relazione alla loro redditività, sono importanti. E dopo una performance di mercato molto negativa nel 2018, guidata da un rallentamento della crescita, aggravata da un credit crunch che si va ad aggiungere alla guerra commerciale con gli Stati Uniti, il mercato è diventato molto economico rispetto alle sue prospettive di guadagno, che hanno subito una revisione al ribasso. Non è stata quindi una vera sorpresa che, con un flusso di notizie positive o quantomeno fiduciose sulle trattative commerciali e una serie di misure di stimolo all’inizio dell’anno, i titoli azionari cinesi abbiano registrato une performance tra le migliori del 2019.

Per quanto riguarda il mercato, mentre ci si attende un ulteriore graduale indebolimento dell’economia, gli investitori, nel prendere le proprie decisioni di investimento, dovrebbero concentrarsi maggiormente sulle misure politiche previste dal governo cinese e sul cambiamento strutturale della struttura economica del Paese verso consumi, servizi e aggiornamento tecnologico. La sfida è quella di trovare aziende – che seguono un approccio tematico e con valutazioni appetibili, dopo la correzione – con forti aspettative di guadagno. Gli attuali rischi di mercato rimangono i rapporti e i negoziati tra Cina e Stati Uniti e gli errori politici, soprattutto dopo il recente forte rally registrato a gennaio.

Il ratio P/e è un un punto di partenza per la valutazione del mercato, ma sicuramente non l’unico elemento da considerare per ottenere un’analisi completa. La presenza di un P/e a sconto rispetto ai mercati sviluppati appare giustificabile a causa di una corporate governance delle società cinesi più debole rispetto ai competitor mondiali. Inoltre un altro elemento da considerare risulta essere la composizione dell’indice.

E’ possibile notare una presenza significativa all’interno dell’indice di società finanziarie (32%) e di settori legati alla cosiddetta “old economy” (prevalentemente energia e materie di base pari al 9%, industriali pari al 15%) che trattano a multipli più contenuti a causa delle loro minori prospettive di crescita, ciclicità e minor ritorno sul capitale. D’altro canto la cosiddetta “new economy” (prevalentemente rappresentata dal settore tecnologico), che solitamente tratta a multipli più elevati, ha un peso del solo 5% all’interno dell’indice. Infatti non si notano grossi sconti di valutazione nel settore tecnologico cinese rispetto ai rispettivi competitor mondiali.


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