Gli italiani si fidano dei consulenti finanziari

 

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A chi si rivolgono gli italiani per avere consigli relativi al mondo degli investimenti, ai mercati finanziari e al proprio portafoglio? Per il 49% dei risparmiatori la figura di riferimento è il consulente, mentre per la gestione dei propri risparmi c’è ancora un certo scetticismo a fidarsi dei robo-advisor. E’ quanto emerge dai primi risultati della ricerca annuale Schroders Global Investor Study, condotta in 32 Paesi su un campione di oltre 25.000 intervistati.

Lo studio evidenzia infatti che per ottenere informazioni sull’asset allocation consigliata in base all’outlook dei mercati finanziari, il 51% degli italiani si rivolge al proprio consulente, mentre il 25% si informa tramite la stampa (giornali, riviste, siti web, blog), il 16% chiede allo sportello bancario e l’8% alle società di gestione del risparmio.

Anche quando si tratta di avere informazioni e delucidazioni relativamente all’andamento e alle performance dei propri investimenti le percentuali rimangono più o meno le stesse: il consulente finanziario in questo caso viene interpellato dal 51% degli investitori, la stampa di settore dal 23%, la banca dal 16% e gli asset manager dal 9%.

La predilezione per i consulenti finanziari come fonte più affidabile viene confermata anche per quanto riguarda l’acquisizione di informazioni sulle caratteristiche tecniche dei prodotti finanziari (a scegliere questo canale è il 49% degli investitori italiani), sui costi e le commissioni degli investimenti (46%) e sulle novità normative in ambito finanziario (46%). Anche per queste tre tematiche, la stampa rappresenta la seconda fonte informativa scelta degli italiani, seguita dallo sportello bancario e dagli asset manager.

I robo-advisor piacciono solo ai Millennial

Alla domanda sul numero di provider utilizzati per i propri investimenti, gli italiani coinvolti nello studio di Schroders hanno confermato di impiegarne più di uno, per una media di 2,8 provider utilizzati da ciascun investitore. Sia a livello globale che europeo, tale media equivale a 3,3 provider.

Nella selezione del provider a cui affidarsi, i dati italiani evidenziano la prevalenza dei consulenti finanziari, il cui tramite viene scelto dal 67% degli investitori. Di questa percentuale, il 48% ha già usufruito della consulenza in passato e continuerà a farlo, mentre il 19% non l’ha mai utilizzata, ma intende farlo in futuro. Il rimanente 33% o non ne ha mai usufruito o l’ha fatto in passato, senza però voler replicare l’esperienza.

Lo studio di Schroders mette invece in luce atteggiamenti contrastanti nei confronti dei robo-advisor online: il 70% degli investitori italiani ammette di non averli mai usati, ma di questi solo una metà (36% del totale) pensa di provarli in futuro, mentre i rimanenti (34% del totale) non intendono farlo. Di coloro che invece ne hanno fatto uso (30%), solo l’11% vuole continuare ad avvalersi dei robo-advisor, mentre il 19%, dopo l’esperienza passata, non ha intenzione di utilizzarli mai più.

Lo spaccato per età evidenzia comunque una maggiore propensione a fidarsi dei provider online da parte dei Millennial: il 19% degli investitori di età compresa tra i 18 e i 37 anni utilizza i robo-advisor e intende continuare a farlo, ma questa percentuale scende al 7% tra gli italiani di età superiore ai 38 anni.


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