Gli investitori e le lezioni del passato

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Dopo un decennio di mercati in rialzo quasi senza pause e di percezione del rischio ridotta ai minimi termini, l’ultimo trimestre del 2018, caratterizzato dal ritorno in grande stile della volatilità, ha rappresentato per chi investe un ritorno alla realtà, e sollevato interrogativi su quello che potrà riservare il futuro. Ma come hanno reagito gli investitori a questa battuta d’arresto? Alcuni spunti interessanti emergono dai risultati del Global Individual Investors Survey 2019 di Natixis Investment Managers, indagine condotta tra 9.100 investitori individuali in 25 paesi e regioni tra cui Asia, Emea, America Latina e Nord America. In Italia, Natixis ha intervistato 400 investitori con un minimo di 100.000 dollari in attività investibili.

Secondo l’indagine gli investitori individuali sono consapevoli della volatilità ricomparsa lo scorso anno, ma non sanno esattamente come reagire, e dalle risposte degli intervistati sono emersi alcuni spunti chiave. Vediamoli brevemente uno per uno.

Innanzitutto, gli investitori sono combattuti riguardo al rischio. Non disprezzano l’idea di dover correre qualche rischio per andare avanti, ma sono molto meno propensi a prendere iniziative più coraggiose nella vita reale.

In secondo luogo, gli intervistati hanno anche bisogno di capire quanto rischio siano in grado di gestire: il sondaggio rileva che, a dispetto della fiducia, le loro conoscenze su questo punto sono più incerte.

Terzo, nonostante la volatilità dello scorso anno, gli investitori hanno aspettative di rendimento davvero elevate, se non eccessive: gli investitori si aspettano ritorni che superino l’inflazione dell’11,7%. Gli investitori professionali puntano invece a un più realistico 5,5%.

Inoltre, molti investitori sono confusi circa le differenze fondamentali che esistono tra investimento attivo e passivo. I due terzi degli interpellati affermano infatti di comprendere la differenza tra le due tipologie di gestione, ma solo il 68% riconosce che i fondi passivi offrono i rendimenti di marcato, sia positivi sia negativi, e che non danno protezione nelle fasi di ribasso dei mercati. Allo stesso tempo, il 67% afferma che la recente fase di volatilità ha mostrato come i fondi passivi siano stati più rischiosi di quanto avessero immaginato.

Quando poi si tratta di obbligazionario, gli investitori hanno difficoltà a capire le cifre complicate rappresentative dell’andamento delle obbligazioni. Molti non riescono a capire la semplice relazione tra rialzo dei tassi d’interesse e andamento degli investimenti obbligazionari. Considerato che nell’ambito del 77% degli intervistati che investono in bond, il 54% è alla ricerca di income e il 49% investe in obbligazioni per ridurre il rischio del suo portafoglio, si rende evidente quanto sia importante che gli investitori comprendano quale sia la correlazione tra bond e tassi.

Infine, la volatilità e le perdite registrate nel quarto trimestre del 2018 hanno spinto gli investitori a guardare in modo critico la loro diversificazione, riaccendendo un interesse per gli investimenti alternativi.

«Il ritorno della volatilità nel 2018 ha lanciato un segnale di avvertimento sul rischio» conclude lo studio. «Ma anche se l’86% degli intervistati ritiene che, per i propri investimenti, i risultati di lungo termine debbano prevalere sui guadagni di breve periodo, la storia ci insegna che, quando si tratta di rischio e di volatilità, gli investitori possono avere la memoria corta». E come sempre, educazione finanziaria e consulenza hanno un ruolo fondamentale affinchè gli investitori non dimentichino le lezioni del passato.


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