Gl investitori istituzionali scelgono la sostenibilità

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I rischi ambientali, sociali e di governance sono temi sempre più centrali nelle scelte di investimento degli investitori istituzionali. La percentuale di questi che prende in considerazione i fattori Esg come parte del proprio processo decisionale sotteso alla costruzione dei portafogli si attesta infatti al 55%, in robusta crescita rispetto al 40% rilevato nel 2018. E’ quanto emerge dalla ricerca internazionale Mercer European Asset Allocation Survey 2019, che indaga le scelte di asset allocation dei grandi investitori istituzionali, in particolare i fondi pensione. Giunta quest’anno alla 17esima edizione, l’indagine ha coinvolto ben 876 portafogli europei, rappresentativi di 12 Paesi, per un totale di oltre 1.000 miliardi di euro di patrimonio in gestione.

Molto rilevante la partecipazione italiana all’indagine, che quest’anno pesa per l’8% sul campione complessivo, e che ha visto protagonisti i più importanti investitori istituzionali del nostro Paese, tra cui Fondi Pensione (67%), Casse di Previdenza (23%) e Fondazioni bancarie (10%).

La view degli investitori italiani

All’interno del campione italiano Mercer ha approfondito, attraverso un set di domande qualitative, l’atteggiamento prospettico rispetto alla costruzione dei portafogli in funzione di determinati rischi identificati. Innanzitutto va evidenziato come, diversamente dal 2018, l’82% degli interpellati non consideri un rischio concreto il rialzo dell’inflazione globale.

Il campione italiano manifesta altresì fiducia nell’economia globale: il 91% degli intervistati non vede un rischio di recessione per gli Stati Uniti, e l’82% non lo vede per l’Eurozona. Gli invedtitori istituzionali italiani sono incerti rispetto alla capacità di prevedere le evoluzioni delle politiche monetarie delle banche centrali: esattamente la metà del campione vede nelle scelte di politica monetaria un rischio concreto per gli investimenti. Uniforme invece l’attenzione al protezionismo e alle guerre commerciali: l’82% del campione le considera il principale rischio attuale per economia e mercati.

Per quanto riguarda le prospettive sui mercati azionari prevale l’incertezza: esattamente il 50% del campione è convinto delle prospettive di crescita per il mercato azionario (almeno per il 2019).
C’è invece maggiore ottimismo riguardo al mercato del credito, che il 73% degli investitori considera un’interessante alternativa al mercato azionario, e ai mercati emergenti, sul quale la stessa percentuale ha una view positiva, per quest’anno ma non solo, e in particolare per quanto riguarda l’equity.

L’asset allocation

Per quanto riguarda la composizione dei portafogli, l’esposizione all’equity del campione italiano totale è esattamente allineata a quella europea, e si attesta al 25%, in diminuzione di tre punti percentuali rispetto al peso dello scorso anno.
Più bassa rispetto alla media europea è invece l’esposizione obbligazionaria italiana (37% vs 53%). Le componenti obbligazionarie non tradizionali e/o a crescita, come le strategie absolute return bond e le obbligazioni high yield, rientrano nella componente alternatives, che, nel caso dell’Italia, è più importante rispetto alla media europea (24% vs. 16%).
Con un 9%, l’esposizione immobiliare italiana si conferma come da tradizione più alta della media europea (3%) anche se inferiore a Svizzera (28%), Germania (14%) e Norvegia (12%.).

Da segnalare infine il trend di crescita nell’utilizzo di strumenti a gestione passiva da parte degli investitori istituzionali nella gestione degli asset azionari: nel 2019 è proseguito lo spostamento verso mandati azionari gestiti passivamente (Beta), con la percentuale media di partecipazione azionaria passiva dei piani in aumento medio al 55%, dal 53% nel 2018.


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