Giappone, un debito enorme ma stabile

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Dopo anni di politiche non convenzionali e acquisti di asset (con l’obiettivo di far ripartire l’inflazione e la crescita), il bilancio della BoJ è diventato il secondo più grande del pianeta, inferiore –in termini assoluti- soltanto a quello della Bce.

La Bank of Japan si è trasformata nella prima istituzione di un paese del G7 a ospitare asset in bilancio aventi un valore superiore a quelli dell’intera economia nazionale.
Il bilancio dell’istituto si è quasi quintuplicato a partire dal 2012. Svizzera e Giappone sono attualmente i soli paesi ad avere banche centrali con bilanci superiori ai rispettivi Pil.

La banca centrale nipponica aveva già approcciato la strategia basata sull’acquisto di asset nel corso degli anni ’90 e nel primo decennio del nuovo millennio, tuttavia, una forte accelerazione degli acquisti si è verificata solo a partire dal 2013 con l’arrivo alla guida dell’istituto di Harukiro Kuroda.

Dopo molti anni di enormi acquisti, il bilancio dela BoJ ha raggiunto quota 553.600 mld di yen, corrispondenti a circa 4.310 mld di euro, la stessa dimensione dell’intera produzione annua del Giappone. A questi livelli, il bilancio è superiore alla capitalizzazione in Borsa di Apple ed è venticinque volte quella del colosso automobilistico Toyota (l’azienda con la capitalizzazione di mercato più elevata in Giappone). Il bilancio è destinato ad aumentare ancora, almeno fino a quando la politica monetaria manterrà la stessa impostazione espansiva.

La Bank oj Japan è la seconda banca centrale a dover fare i conti con un bilancio che supera in valore quello dell’economia domestica. La prima banca centrale a raggiungere questa situazione fu quella svizzera, il cui bilancio supera i 700 mld di euro con un’economia che ha una dimensione di 600 mld di euro.
Nell’eurozona, la Bce continua a comprare bond e il bilancio supera i 4.600 mld di euro (ma l’economia della macroregione è pari a 11.200 mld di euro). In termini relativi, questo significa il 41% del Pil dell’eurozona.

Negli Stati Uniti, la Federal Reserva presenta un bilancio di 4.100 mld di usd ma l’economia statunitense vale più di 19.000 mld di usd. Il bilancio della Fed è dunque pari a circa il 20% del Pil domestico. I dati relativi alla BoJ dimostrano che la banca centrale nipponica è stata la più attiva in materia di quantitative easing.

Nonostante ciò, l’inflazione non ha mai raggiunto il target inflation fissato dalle autorità monetarie al 2%. La BoJ possiede anche il 45% del debito pubblico del paese. La politica dei tassi zero e di acquisti massicci ha fatto si che il debito pubblico del paese –che attualmente sfiora il 250% del Pil- offra rendimenti molto bassi.

Il controllo della BoJ sul mercato finanziario domestico è molto intensivo, non soltanto per le dimensioni del suo bilancio e la varietà degli asset che può acquistare, ma anche per gli interventi discrezionali sulla curva dei rendimenti (che assume la forma che la BoJ ritiene più adeguata all’andamento dell’economia).

Intanto il Giappone vive un momento di stabilità politica ed economica che è alla base dell’attenzione riposta da molti gestori di fondi nelle opportunità offerte dal mercato domestico. Il Nikkei 225, l’indice di riferimento per la Borsa di Tokio, ha evitato nel 2018 le correzioni accumulate dai restanti indici dei paesi industrializzati ed ha chiuso i dodici mesi con un progresso vicino all’8%. Il Nikkei presenta un P/e di 14,5.


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