Generazione Z e risparmio

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Viviamo in un mondo nel quale l’evoluzione tecnologica sta cambiando radicalmente il nostro rapporto con il denaro, un rapporto sempre più dematerializzato grazie ai sistemi di pagamento digitali, che consentono di acquistare qualunque cosa con una tesserina magnetica, che sia bancomat o carta di credito, o con un semplice click sul web. Se da una parte queste innovazioni presentano indubbiamente degli aspetti positivi, dall’altra questa nuova relazione con il denaro presenta anche alcune incognite, soprattutto per le fasce d’età più giovani, che inevitabilmente si troveranno in futuro a gestire sempre più la moneta dematerializzata e dovranno imparare a comprenderne a fondo tanto le opportunità quanto i rischi. Per sollecitare una riflessione in questo ambito, e allo scopo di identificare le aree di intervento per fornire, a scuola e in famiglia, un’adeguata educazione finanziaria alle nuove generazioni, Fondazione per l’Educazione Finanziaria e DoxaKids, con il contributo di American Express e PayPal, hanno condotto una ricerca che ha fotografato il rapporto dei  giovani con il denaro.

Lo studio si è focalizzato sulla generazione Z, conosciuta anche come iGen, ovvero i ragazzi nati tra il 1995 e il 2010, e l’indagine è stata condotta su un campione di 504 genitori e 501 ragazzi di età compresa tra i 12 e i 18 anni.
Dalla ricerca emerge che la maggior parte dei ragazzi ha del denaro a disposizione (87% del totale), principalmente proveniente da regali in occasioni del compleanno o delle festività (74%), in cambio di buoni risultati scolastici (51%) oppure, più in generale, se si comportano bene (33%). Circa la metà del campione, il 47%, ha una paghetta fissa, una consuetudine che, come emerge da altre ricerche Doxa, negli ultimi anni è in calo. E’ in calo anche la percentuale di ragazzi che ricevono denaro come ricompensa per un lavoro, un trend che peraltro si riscontra anche in altri paesi: secondo uno studio condotto dalla psicologa americana Jean Twenge, ad esempio, tra la fine degli anni ’70 e il 2010 la percentuale di studenti delle scuole superiori che svolgono qualche lavoretto è scesa dal 77% al 55%. Sono dati preoccupanti, perché il rischio è che i più giovani abbiano sempre meno la percezione del valore del denaro, e dell’importanza di guadagnarselo, considerandolo un dato di fatto, sempre disponibile a richiesta e senza sforzo.

Come utilizzano i giovani il denaro a loro disposizione? In parte viene risparmiato (il 92% dei ragazzi che possiedono del denaro lo mette da parte) anche se non secondo una strategia o con obiettivi ben definiti, e la forma più diffusa di risparmio resta ancora il vecchio salvadanaio. Solo il 35% dei ragazzi italiani infatti è intestatario di un conto corrente bancario o postale, una percentuale decisamente inferiore alla media Ocse che si attesta al 56%.

Quanto alle spese, la ricerca evidenzia che i giovani spendono il loro denaro per effettuare acquisti sia nei negozi fisici (96%) che negli shop online (75%). Per gli acquisti via web, effettuati in media dai ragazzi dai 13 anni in su, vengono solitamente informati i genitori e la spesa si aggira intorno ai 50 euro mensili. Tra chi utilizza sia i canali tradizionali che lo shopping online, un ragazzo su tre predilige l’online ed è un trend destinato a crescere. Va detto che tanto da parte dei genitori che da parte dei ragazzi, c’è la percezione che il mondo dello shopping online va approcciato con una certa cautela e non sia esente da rischi. Ben il 30% dei ragazzi ha dichiarato di aver effettuato acquisti online senza rendersene conto, e ciò evidenzia la necessità di migliorare la qualità e la trasparenza delle informazioni e delle procedure.

Una nota dolente riguarda l’educazione finanziaria delle nuove generazioni, che in Italia sembra essere competenza quasi esclusiva delle famiglie: il 91% dei ragazzi dichiara infatti che le informazioni sulla gestione del denaro arrivano dai genitori. E le famiglie affrontano la questione con un approccio prevalentemente pratico, legato all’immediato, ossia una sorta di “educazione all’occorrenza”, per cui i genitori parlano di soldi con i figli solo quando si deve valutare un acquisto o quando questi ultimi chiedono denaro per comprare qualcosa. Temi più di ampio respiro, come il risparmio, l’educazione agli acquisti online, o la comprensione delle carte di credito, sono invece affrontati da percentuali più ridotte del campione. Ma in questo modo il denaro per i ragazzi rischia di restare un bene senza né passato né futuro. Se i genitori adottano un approccio prevalentemente repressivo, orientato più al controllo che all’educazione finanziaria dei figli, diventa molto difficile per i giovani imparare a programmare una spesa, a valutare la necessità o meno di differirla, a comprendere i concetti di priorità e rinuncia, e più in generale a trovare il giusto equilibrio tra desideri e possibilità di esaudirli in relazione alla propria disponibilità finanziaria.


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