Fondi, quanto è difficile battere l’indice

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Chi vince tra gestione attiva e gestione passiva? Dalla comparsa dei fondi indice nel mondo degli investimenti, questo è uno dei temi maggiormente dibattuti nel mondo finanziario, con valide argomentazioni a difesa tanto dell’uno quanto dell’altro stile di gestione.

Perché questo dibattito è così importante? Il presupposto che sta alla base della gestione attiva è che con adeguate capacità sia facile sovraperformare in maniera consistente il mercato, o il benchmark. Quando questa view è stata messa in discussione con la comparsa dei fondi passivi, si è scatenato un annoso dibattito, con difensori accaniti su entrambi i fronti.

Una pubblicazione che di fatto assolve la funzione di “segnapunti” nella controversia attivo contro passivo, sin dalla sua prima pubblicazione nel 2002, è l’S&P Indices Versus Active Funds Scorecard. Si tratta di una ricerca condotta e pubblicata da S&P Dow Jones Indices che su base semestrale mette a confronto i fondi attivi con i rispettivi indici di riferimento, e che nell’arco di quindici anni ha raccolto e analizzato i dati di oltre 10.000 fondi attivi in tutto il mondo. Se i risultati di ogni rilevazione sono ovviamente differenti, ci sono però alcuni temi ricorrenti che sono emersi nel corso del tempo. A partire dalla constatazione che storicamente, la maggior parte dei fondi attivi hanno tendenzialmente sottoperformato i loro benchmark tanto su orizzonti di breve che di lungo periodo. Un trend che si conferma (salvo qualche eccezione) un po’ in tutte le regioni ed i Paesi.

Un altro tema ricorrente è che anche quando la maggior parte dei fondi di una specifica categoria sovraperforma il proprio indice su un determinato arco temporale, solitamente fallisce l’obiettivo su più periodi consecutivi.

Fondi europei, in pochi battono l’indice

Secondo i risultati semestrali della ricerca SPIVA Europe Scorecard, che analizza le performance dei fondi attivi europei, denominati in euro, sterlina e altre valute locali europee contro i rispettivi indici azionari S&P DJI su orizzonti temporali di uno, tre, cinque e dieci anni, nel 2018 una quota maggioritaria di fondi ha sottoperformato i rispettivi benchmark; ciò ha coinciso con le consistenti perdite registrate nei mercati azionari globali ed europei verso la fine dell’anno.

In particolare, dei fondi attivi azionari paneuropei denominati in euro, ben l’86% ha sottoperformato l’indice S&P Europe 350 nel corso dell’anno. La performance in euro dell’indice nel 2018 è stata negativa del 9,90%, e nello stesso periodo i fondi attivi hanno generato un rendimento medio ponderato negativo del 13,46%.

Nella categoria dei fondi azionari italiani, nell’arco dell’anno, il 75% dei fondi attivi ha sottoperformato l’indice S&P Italy BMI. Un percentuale che scende al 65% su un orizzonte decennale.

In generale, allungando l’orizzonte temporale a 10 anni, la maggioranza dei fondi attivi azionari analizzati non è stata in grado di battere i rispettivi benchmark, con una percentuale che, a seconda della categoria, varia tra il 65% e il 98%.
I fondi attivi domiciliati in Europa classificati nelle categorie dell’azionario globale, statunitense o dei mercati emergenti hanno generato rendimenti particolarmente deludenti rispetto ai loro benchmark sull’orizzonte temporale decennale. In particolare, tra i fondi azionari statunitensi denominati in euro l’83% euro ha reso meno dell’S&P 500 nell’arco di un anno, e la quota sale al 96% e al 98% su un orizzonte quinquennale e decennale. L’87% dei fondi azionari globali a gestione attiva denominati in euro ha sottoperformato l’S&P Global 1200 nel 2018, e la quota sale al 96% e al 98% rispettivamente su un orizzonte quinquennale e decennale. Infine, nel 2018 il 79% dei fondi sui mercati emergenti a gestione attiva denominati in euro ha sottoperformato l’S&P/IFCI, e la percentuale sale al 97% e al 98% rispettivamente su un orizzonte quinquennale e decennale.


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