Fondi, l’identikit dell’investitore italiano

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Ha in media 59 anni, è uomo, risiede in una regione del Centro-Nord, e investe in fondi circa 31.200 euro. E’ l’identikit dell’investitore in fondi comuni italiani, così come emerge dall’ultima edizione del Quaderno di Ricerca elaborato da Assogestioni, studio che analizza le informazioni sugli investitori individuali in fondi comuni residenti in Italia, aggiornato a fine 2017, e ne approfondisce aspetti come il tasso di partecipazione, le caratteristiche anagrafiche, la distribuzione geografica, le scelte allocative e le modalità di investimento.

Secondo i dati contenuti nella ricerca, a fine 2017 il numero complessivo di sottoscrittori di fondi comuni italiani si è attestato a 7,2 milioni, in aumento di oltre 500 mila unità rispetto all’anno precedente. L’incremento è da attribuirsi principalmente al successo ottenuto dai Piani Individuali di Risparmio: ai fondi cosiddetti Pir compliant hanno aderito infatti oltre 690 mila risparmiatori (800 mila se si includono anche i fondi di diritto estero), e di questi circa la metà sono nuovi investitori, ovvero individui che non detenevano nessun fondo comune e ne hanno acquistato uno per la prima volta.

A fine 2017 il tasso di partecipazione al mercato dei fondi, ovvero l’incidenza del numero dei sottoscrittori sul totale della popolazione italiana residente, è salito al 12%, confermando il trend di ripresa iniziato nel 2013. Per quanto riguarda la distribuzione del patrimonio, la ricerca evidenzia un’elevata concentrazione nei quantili più elevati, simile a quella della ricchezza totale delle famiglie italiane: il 10% dei sottoscrittori di fondi più ricchi detiene infatti quasi la metà del patrimonio complessivo, mentre metà dei sottoscrittori investe meno di 14.442 euro, valore che rappresenta il patrimonio mediano.

In aumento le donne, in calo i giovani

Se nel 2002 solo il 41,8% delle donne investiva in fondi, oggi la percentuale si attesta al 46,7%, confermando un trend di riequilibrio tra i generi che sembra destinato a proseguire. Il gap tra il peso della ripartizione dei sottoscrittori uomini e donne si è infatti più che dimezzato, passando dal 16,4% del 2002 al 6,6% a fine 2017.

La dinamica della distribuzione degli investitori per classi di età vede invece calare il peso degli individui più giovani a favore di quelli più anziani. Dal 2002 a oggi la quota dei sottoscrittori di età compresa tra i 26 e i 35 anni è scesa dal 15% al 6%, mentre quella degli investitori con più di 75 anni è invece cresciuta passando dal 9% al 19%. Complessivamente, l’età media è salita di circa sette mesi ogni anno, ed è passata dai 51 anni del 2002 ai 59 del 2017.

Scelte di investimento, vincono i fondi flessibili

Quali sono le asset class privilegiate nei portafogli dei sottoscrittori di fondi? Nel corso degli anni si è assistito a una progressiva erosione degli investimenti nei fondi azionari e di liquidità, che a fine 2017 risultano preferiti rispettivamente solo dal 6% e dal 2% dei risparmiatori. Di converso, i fondi flessibili hanno registrato la dinamica di crescita più pronunciata, e su questi concentra i propri investimenti il 36% dei sottoscrittori. I fondi obbligazionari, da sempre molto presenti nelle scelte degli investitori italiani (con punte superiori al 40% dei sottoscrittori), hanno invece evidenziato, nell’ultimo triennio, un calo di 10 punti, attestandosi nel 2017 al 28%, mentre il boom di sottoscrizioni registrato nell’ultimo anno dai fondi bilanciati, passati dal 5,6% del 2016 al 10,9%, è da imputarsi essenzialmente all’effetto Pir.

Infine, per quanto riguarda le modalità di sottoscrizione, il 68% dei sottoscrittori predilige ancora il versamento in un’unica soluzione (Pic); tuttavia, nel corso degli ultimi anni, il numero di sottoscrittori che investe tramite i piani di accumulo (Pac) ha continuato a crescere, arrivando a rappresentare nel 2017 quasi il 20%.


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