Fondi, i risparmiatori scelgono il breve termine

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Secondo la mappa mensile del risparmio gestito elaborata da Assogestioni, a gennaio la raccolta netta dei fondi aperti è stata positiva per 600 milioni di euro, un buon inizio d’anno, che ridà fiato al settore dopo un ultimo trimestre negativo nel quale si sono registrati deflussi per quasi quattro miliardi di euro.  Includendo il segmento dei mandati, nel mese il sistema ha registrato flussi complessivi in entrata per oltre 55 miliardi di euro, in buona parte generati dall’ingresso nel perimetro del risparmio gestito di circa 53 miliardi di euro per effetto di un’operazione di carattere straordinario posta in essere all’interno del gruppo Poste Italiane e consistente nel conferimento alla SGR di gruppo di un mandato istituzionale per la gestione del patrimonio di BancoPosta.

Grazie all’effetto combinato dei flussi e della gestione, il patrimonio totale a fine gennaio è salito a 2.106 miliardi di euro. Di questi, circa 1.070 miliardi, pari al 51% degli asset under management, sono investiti nelle gestioni di portafoglio; 1.037 miliardi, pari al 49% del patrimonio dell’industria, sono invece impiegati nelle gestioni collettive.

Male i fondi di diritto italiano

Analizzando in dettaglio i dati relativi alla raccolta dei fondi aperti, va evidenziato l’andamento diametralmente opposto dei fondi di diritto italiano rispetto ai fondi di diritto estero: mentre questi ultimi hanno messo a segno una raccolta netta positiva pari a 1.744 milioni di euro, i primi al contrario hanno visto significativi deflussi, pari a 1.144 milioni. Il risultato complessivo netto per il mese di gennaio è comunque, come anticipato, positivo per 600 milioni di euro.

Le preferenze dei risparmiatori

Come si sono orientate le preferenze dei risparmiatori in questo primo scorcio del 2019? L’andamento negativo registrato dalla maggior parte delle asset class nel 2018 ha sicuramente pesato sulle scelte degli investitori italiani, che nel primo mese dell’anno si sono concentrati essenzialmente sui fondi monetari, che hanno raccolto 3.353 milioni di euro. A pagare il prezzo più alto del contesto di incertezza degli ultimi mesi sono stati i fondi flessibili e i fondi obbligazionari, che hanno registrato disinvestimenti rispettivamente per 1.460 milioni e 1.440 milioni di euro. Per i fondi flessibili si tratta della prosecuzione del trend negativo del mese precedente, quando da questa asset class erano fuoriusciti 1.410 milioni di euro, mentre nel caso dei fondi obbligazionari dicembre si era chiuso con una raccolta positiva per 147 milioni di euro. Va comunque evidenziato che l’ultimo trimestre del 2018 è stato da dimenticare per entrambe le tipologie di fondi, che complessivamente hanno visto deflussi per oltre 10 miliardi di euro.  Dietro i fondi monetari, anche se molto distanziati, si posizionano i fondi bilanciati, che dopo un fine anno in sostanziale parità, a gennaio hanno raccolto 187 milioni di euro. Leggermente positivo anche il bilancio della raccolta per i fondi azionari, che dopo aver registrato fuoriuscite per 1.251 milioni di euro nell’ultimo quarto del 2018 hanno visto investimenti netti per 26 milioni di euro, mentre al contrario i fondi hedge hanno iniziato il 2019 in rosso, con deflussi pari a 68 milioni di euro.


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